Bologna, Cassero – De Carli: “Libertà d’insulto coi nostri soldi”

“Bene aveva detto il Cardinale Caffarra che la libertà di insultare a senso unico è il segnale della fine imminente della democrazia. Tuttavia quando l’insulto blasfemo, oltre a venire tutelato dai giudici, è anche praticato coi soldi pubblici, vuol dire che siamo già andati addirittura oltre”. Il Popolo della Famiglia di Bologna condanna così la richiesta di archiviazione nei confronti del Cassero per i manifesti blasfemi che pubblicizzavano la serata “Venerdì Credici”, ritraenti uomini seminudi che mimavano pratiche sessuali parodiando la passione di Cristo. “Inutile che ci dicano che si trattava di una festa privata, perché i manifestini erano pubblici, esattamente come sono pubblici i locali del Cassero e i finanziamenti che riceve l’Arcigay”, dice Mirko De Carli per il PdF. “La connivenza sul piano morale sembra essere premessa di una connivenza per così dire finanziaria, visto quello che è emerso riguardo alla pratica della prostituzione in alcuni locali per gay, che l’Unar nazionale finanziava parimenti coi nostri soldi”, aggiunge De Carli “e se indigna l’indifferenza dei magistrati per il problema della pubblica decenza, mascherato da tolleranza per la libera espressione (quella che poi si nega ai cristiani su temi come l’eutanasia), è necessario che la parte rimasta sana della politica non smetta di denunciare certe derive e di pretendere che smettano i finanziamenti semiocculti e le connivenze istituzionali”.

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