Ma di sicuro il padre di Renzi non è uno sprovveduto

Tutti i mass media di regime pronti a strapparsi le vesti davanti all’interrogatorio di Tiziano Renzi al processo per le tangenti Consip come se il padre dell’ex premier fiorentino fosse il vero asso nella manica del Pm Woodcock della Procura di Napoli. In realtà il vero obbiettivo a cui mirano i magistrati è creare l’ennesimo caso mediatico attorno ad alcuni tra i personaggi più influenti al potere oggi: non a caso è sotto la graticola processuale uno dei massimi esponenti del cosiddetto giglio magico ovvero il ministro dello sport Luca Lotti chiamato in causa per una presunta collusione con l’imprenditore Romeo accusato di corruzione negli appalti gestiti dai dirigenti Consip.

Ora vi pongo un quesito: perché dare tanta attenzione in queste ore all’intercettazione telefonica pubblicata dai principali giornali italiani riguardanti una conversazione intercorsa tra il presidente della Regione Puglia Emiliano e Lotti, dove quest ultimo consiglia al candidato pugliese alle primarie del PD di dedicare 15 minuti del suo tempo a colloquiare con Romeo in quanto prezioso imprenditore del settore dei servizi sanitari? Il motivo è molto semplice: mandare un messaggio in codice a Emiliano del tipo “se fai cadere Lotti con le tue dichiarazioni o con una tua deposizione vieni giù anche tu”.

Essendo il governatore pugliese rientrato nei ranghi del partito democratico dopo aver cospirato per mesi con gli scissionisti Rossi e Speranza ora non può certo permettersi di trovarsi coinvolto all’interno di un vicenda giudiziaria che potrebbe danneggiarlo a favore del terzo candidato alle primarie democratiche Andrea Orlando. Il padre di Renzi può essere tutto tranne che uno sprovveduto che si fa foraggiare da un imprenditore così appariscente come Romeo con un compenso pattuito in 30000 € mensili in cambio di favoritissimi nell’aggiudicazione degli appalti: è evidente che si voglia fare show attraverso l’ennesimo processo mediatico in pieno stile Woodcock. Come ben ricorderete sia a Perugia che a Napoli il Pm più glamour d’Italia non ha mai portato a termine un processo con condanne pesanti per gli imputati di punta. Ciò significa che se qualcosa c’è riguarda Lotti e nessun altro.

Renzi davanti ai continui ostacoli che stanno mettendo sul suo cammino verso la riconferma a segretario del partito democratico alza una coltre fumosa per spostare l’attenzione da possibili collusioni dell’ennesimo membro del suo cerchio magico con sistemi di corruzione collaudati da tempo verso possibili strumentalizzazioni politiche create ad arte dai suoi avversari interni per colpirlo.

Davanti a un simil teatrino politico si comprende bene quanto ogni fazione in campo cerchi di attrezzarsi al meglio per racimolare il massimo consenso possibile alle prossime elezioni politiche. “È il proporzionale, bellezza!” verrebbe da dire citando uno dei detti più famosi della Prima Repubblica: ma così è e vedrete che da Napoli sentiremo molto fumo e poco arrosto. Alla faccia di chi si è candidato per cambiare l’Italia a colpi di rottamazione.

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