Quest’Italia non fa figli e se la ride

È un piano inclinato lungo il quale stiamo rotolando sempre più velocemente. La nostra nazione si sta avviando, dal punto di vista demografico, all’estinzione. Senza che nessuno sappia come poter fare a invertire la tendenza.

Come per l’appunto avviene sui piani inclinati, più il tempo passa e più il moto diventa veloce e incontrollabile. Alcune inesorabili scadenze che tuttora possiamo solo immaginarci si stanno dunque avvicinando sempre più. Lo scenario, come si suol dire, è distopico. Cioè tanto spaventoso quanto imprevedibile, rispetto a quello che sarà la sua vera natura quando si sarà realizzato.
Lo ha appena confermato l’Istat, secondo il quale il nostro Paese nel 2016 ha 86 mila abitanti in meno rispetto all’anno prima. Il crollo delle nascite, che già nel 2015 era andato sotto la soglia psicologica dei 500 mila nuovi nati, è stato superato da quello del 2016 con solo 474 mila nuovi arrivi.
Come era prevedibile, l’immigrazione non riesce più a compensare il crollo della natalità. La popolazione italiana è ferma attorno ai 60 milioni di abitanti, sempre più vecchi (44,9 anni di media, quando le nazioni giovani che ci stanno invadendo a volte hanno un’età media di poco superiore alla metà), e anche sempre più soli. Infatti, sta proseguendo anche il contemporaneo ed inesorabile fenomeno dell’abbandono del matrimonio e dell’aumento dei single non vedovi.
Sono sempre di meno i neomalthusiani che ancora riescono a considerare questi fatti come buone notizie. Eppure, quello che noi del Popolo della Famiglia stiamo continuando a denunciare – e cioè che vi è l’urgenza di politiche familiari drasticamente rinnovate, per evitare che la nostra nazione si avvii all’estinzione – pur trovando sempre nuove conferme, ci vede lo stesso in uno stato di splendida (si fa per dire) solitudine tra le forze politiche. La nostra denuncia continua a essere un parlare nel deserto, a differenza di quello che già avviene in diversi Paesi della vecchia Europa.
Veramente si sta confermando in Italia più che altrove, in questa epoca di decadenza, quello che, già nel IV secolo, Salviano – Vescovo di Marsiglia – scrisse riguardo alla decadenza dell’impero romano: moritur et ridet, sta morendo e ride. Tant’è che vi è qualcosa di assai strano nella apparente gaiezza con la quale il nostro Paese sta precipitando verso scenari che non possono che risultare terrificanti, a chi si pone il problema del futuro dei nostri figli.
Al massimo, nel mondo politico, qualcuno sta timidamente ponendo la questione del welfare che sta diventando insostenibile, Ma solo il Popolo della Famiglia sembra ancora disposto a porre la questione nei suoi termini corretti, che non sono soltanto economici, sociali e previdenziali, ma soprattutto culturali.
Come possiamo infatti pensare a un domani nel quale, oltre alla mancanza di un decente sistema previdenziale che peraltro non è certo il peggior problema, i nostri figli e nipoti dovranno confrontarsi da stranieri in patria con un esercito di anziani e di pochissimi coetanei, tutti figli unici?
È vero quindi che la questione e soprattutto culturale. Ci stiamo estinguendo come nazione, ed sarebbe necessario mettere questo tema al centro di tutte le agende politiche nazionali. Invece, basta guardare i telegiornali per vedere che la politica e i media preferiscono baloccarsi con la questione dei vitalizi, degli sprechi e della disonestà dei politici. Come se fossimo destinati a vivere in un eterno presente.
Tra tutti i modi per segare il ramo sul quale si sta seduti, questo sembra essere di gran lunga il più stupido. La decadenza dell’impero romano descrittaci da Salviano ci ha insegnato che non siamo la prima civiltà che si è avviata verso l’estinzione senza rendersene conto. Sono già esistiti nella storia fenomeni del genere, anche se mai in questi esatti termini. Non possiamo quindi fare altro che aiutare le forze politiche a prendere consapevolezza dei doveri in più che avrebbero, soprattutto nei confronti delle future generazioni.
Come disse recentemente anche il cardinale Carlo Caffarra, noi cristiani siamo destinati a brillare nella attuale società con una luce che solo dall’alto può essere visibile. Le nostre famiglie infatti sono come i monasteri benedettini medievali, silenziose ricostruttrici, e nel contempo testimoni, della società che verrà. Come disse qualcuno, in fondo nella storia l’inevitabile non si avvera mai e l’imprevisto invece si verifica sempre. Ecco, questo è il nostro compito. Essere l’imprevisto che vogliamo vedere realizzato per i nostri figli.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*