Bologna, sgombero femministe – De Carli: “Si aspetta sempre troppo”

Il fatto che si sia lasciato passare l’8 marzo, in modo da concedere alle femministe un giorno di visibilità, dimostrerebbe che “da parte del Comune di Bologna c’è ancora un atteggiamento di sudditanza nei confronti della violenza ideologica da sinistra”. Così Mirko De Carli, per il Popolo della Famiglia, ha commentato lo sgombero avvenuto solo questa mattina, 9 marzo, dei locali occupati in via Menarini a Bologna da parte della cosiddetta “consultoria transfemminista”. Si tratta di una formazione di pochi elementi a cavallo tra femminismo duro e puro e militanza lgbt, che in passato avevano occupato a lungo il centro sociale “Atlantide”, con sede nel Cassero di Porta Santo Stefano. Quest’ultimo, dopo anni che era scaduta la convenzione col Comune, era stato sgombrato il 9 ottobre del 2015. De Carli pertanto vede con favore il fatto che finalmente si dia luogo agli sgomberi, ma osserva che in ogni caso “continua a sussistere una relativa connivenza tra il Comune e questi estremisti, che invece che contrastati sembrano essere attesi e agevolati, e messi in grado di fare le loro agitazioni violente, con conseguenti disagi e incertezze tra la popolazione”. De Carli ha fatto notare che le femministe-transgender che avevano occupato via Menarini, secondo le loro stesse parole “rivendicano uno spazio in cui discutere in modo orizzontale” (in che senso?, si chiede De Carli) “su sesso, emozioni e salute, in modo non più incentrato sulle eterosessualità”. Questo insistere sugli spazi nei quali si discuterebbe di sesso, secondo l’esponente PdF, “crea un sinistro dubbio sulla possibilità che ci siano finanziamenti istituzionali dietro l’estremismo di questi soggetti, specie se si considerano i precedenti emersi nelle scorse settimane, con il caso Unar e i finanziamenti mascherati alla prostituzione gay”.

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