Mirabello, Sentenza su genitori-nonni – De Carli: “Vicenda frutto della follia dei giudici”

Una denuncia coraggiosa, che non si limita a seguire le sensazioni dell’opinione pubblica. “Ormai sulla materia delle adozioni e più in generale della filiazione si sta perpetrando uno scempio di diritto, come di solito dicono i radicali quando fa loro comodo”. Pertanto sarebbe urgente metterci un freno, ritornando ai principi e finendola di fare credere di tutto a un’opinione pubblica disorientata. Così ha dichiarato Mirko De Carli, per il Popolo della Famiglia. “La vicenda dei genitori-nonni di Mirabello, nel Monferrato, ai quali è stata dichiarata adottabile la figlia, più che un caso umano è la dimostrazione di tutte le atrocità che si stanno producendo in Italia, da quando giudici senza scrupoli e senza legge stanno modificando i principi secolari che regolano filiazione e adozione, solo per venire incontro ai desideri delle coppie omosessuali”. La denuncia di De Carli è sul filo del paradosso, ma ben motivata sul piano di diritto: “ci toccherà sempre più indignarci per vicende di bambini sottratti dai giudici ai loro genitori naturali, sul presupposto della loro inadeguatezza genitoriale, e questo perchè, per esaudire i gay ricchi che i bambini possono comprarseli all’estero, si sta affermando il principio aberrante per cui i figli non sono di chi li mette al mondo, ma di chi li cresce”. De Carli fa infatti notare che la vicenda di Mirabello sta creando scalpore solo in quanto i genitori sono avanzati di età, ma a ben vedere non è nemmeno quello il motivo formale per cui sono stati privati della figlia. De Carli ricorda per l’appunto che negli ultimi anni ci sono stati moltissimi casi in cui l’idoneità a fare i genitori è stata sospesa o negata dai tribunali per ragioni diverse – a volte è bastata la povertà e la mancanza di un lavoro fisso – e poi mai più restituita, sul presupposto che i figli ormai si erano ambientati nei nuovi nuclei familiari. “Anche questo è uno scempio, motivato dall’arrogante pretesa di fare prevalere il giudizio dei tribunali, in nome dello stato, su quello che sarebbe l’interesse del bambino”, annota De Carli. “Ma ora si è veramente passato il limite: cosa succederebbe se un neonato venisse rapito ai suoi genitori, e cresciuto dai una coppia di rapitori, nel momento in cui la famiglia naturale dovesse ritrovarli?”. A quel punto sarebbe del tutto naturale e doveroso, anche per l’opinione pubblica, che i figli venissero restituiti ai genitori e i rapitori assicurati alla giustizia. Eppure, denuncia De Carli, seguendo la logica perversa della “continuità affettiva”, che ora – come a Trento o a Firenze – sta venendo usata per legittimare la pratica dell’utero in affitto “appare già oggi possibile che, laddove il neonato del nostro esempio sia cresciuto coi rapitori per il tempo necessario stabilire un legame affettivo con essi, venga meno la possibilità di restituire il bambino ai genitori naturali”. Se non è questa la legittimazione di un feroce arbitrio, non si vede cosa sia, conclude De Carli, “e solo per questo motivo è necessario fermare lo scempio di diritto operato da questi tribunali creativi, garantendo di nuovo per legge la tutela della filiazione naturale e del diritto dei figli a crescere coi veri genitori”.

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