Il Popolo della Famiglia si fa conoscere per le strade (di De Carli e Fiorin)

Un popolo che scende in campo per dire no. Nelle piazze, nelle strade, e in mezzo alla gente. Senza paura, senza rinunciare mai a farsi sentire. E’ così che il nostro movimento sta continuando a crescere, con l’unica arma di cui dispone, che è la libertà di non tacere.

Lo scorso fine settimana, come vedremo, noi del Popolo della Famiglia abbiamo avuto l’ennesima prova di essere protetti da una benedizione che non viene solo dall’alto. Le nostre buone ragioni risultano infatti avvalorate e difese anche in una dimensione puramente “orizzontale”, per così dire, che poi è quella della buona politica.
Se da parte nostra si vince la paura di apparire pochi e disprezzati, e si scende in piazza con la sola forza delle nostre idee, subito si riscopre di non essere semplicemente “gente”, bensì di essere un popolo. Anzi, di essere un popolo atteso dalla gente, che grazie alla nostra determinazione sta riscoprendo che c’è ancora spazio per affermare nella politica le ragioni della civiltà. Senza arrendersi ai continui arrembaggi in corso contro la dignità della persona umana, della vita e della famiglia naturale.
Così per l’appunto è avvenuto lo scorso fine settimana, in diverse piazze dell’Emilia-Romagna, grazie alla campagna avviata dai circoli regionali del Popolo della Famiglia. A Bologna, a Ravenna, a Imola e Pianoro, così come in altre località che si sono unite a queste – o vi si uniranno nei prossimi fine settimana – siamo scesi nelle piazze con gazebo e volantinaggi per dire no al finanziamento pubblico della fecondazione eterologa voluto dalla Regione Emilia Romagna.
Era stato un pastore coraggioso come il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, a lanciare per primo l’allarme. “Le donne non sono cave di estrazione”, aveva tuonato, e quindi non è accettabile che gli enti pubblici intervengano a promuovere addirittura con campagne pubblicitarie un certo utilizzo commerciale del corpo umano, specie femminile.
Non è ammissibile che vengano finanziate con i soldi pubblici le lucrose attività dei centri di fecondazione assistita, cercando di convincere la gente a donare loro – non si sa fino a che punto gratuitamente – gameti e ovuli. Affermare questo diventa ancor più tragicamente urgente, se si considera che, nello stesso tempo, nella regione Emilia Romagna si sono perduti numerosi “punti nascita”. Infatti, il taglio delle spese nella sanità pubblica sta rendendo sempre più carente il servizio in favore delle future mamme che vogliono partorire senza doversi recare lontano da casa.
Ricordiamoci sempre che la fecondazione eterologa nel nostro Paese è stata reintrodotta contro la volontà del legislatore, e quindi del popolo sovrano. Sono stati i ripetuti interventi della Corte Costituzionale e di magistrati ordinari a smantellare l’impianto della legge 40 del 2004, che invece aveva voluto limitare le possibilità di ricorrere, in materia di procreazione umana, a determinati strumenti che sono offensivi per la dignità femminile oltre che tragicamente distruttivi del diritto alla vita degli embrioni.
Ovviamente l’intervento delle magistrature era stato salutato dai soliti noti come una sacrosanta attività di “supplenza”, rispetto a una politica che anche in questo campo sarebbe rimasta troppo indietro rispetto alle esigenze dei cittadini. Ma in realtà, più che di veri bisogni della cittadinanza, qui si parla di desideri individuali che rientrano nella stessa visione del mondo di coloro che odiano profondamente la famiglia naturale e tutti coloro che vivono nella consapevolezza di non essersi fatti da sé. Il problema è sempre quello del rispetto dei limiti imposti dalla dignità umana, nell’ambito dei quali – e mai oltre – si può esercitare la libertà che ci è stata data.
Nell’ultimo periodo, la tecnica di far considerare le decisioni dei magistrati come uno “strumento di civiltà” che supplisce ai pretesi ritardi della politica, sta prendendo piede anche per sdoganare il cosiddetto matrimonio omosessuale e la barbara pratica dell’utero in affitto. Lo abbiamo visto con le recenti sentenze del Tribunale dei Minorenni di Firenze e della Corte d’Appello di Trento.
Per questo motivo è particolarmente importante che il Popolo della Famiglia continui a opporsi senza paura alla deriva contro l’umanità e la ragione che sta impossessandosi del nostro diritto. E che lo faccia in mezzo alle piazze, tra la gente, senza paura.
L’esperienza dei gazebo di quest’ultimo fine settimana, in Emilia Romagna, ci ha nuovamente dimostrato che c’è per noi un popolo numeroso. La gente comune, quella vera, pur non avendo visibilità sui media, non accetta che su questi ultimi si farnetichi di battaglie di civiltà sulla pelle delle donne e delle famiglie. Tanto meno è disposta ad avallare certe barbare pratiche, rispetto alle quali la politica deve riprendere l’iniziativa che le è stata sottratta dal circuito mediatico-giudiziario.
Accorrendo a mostrarci solidarietà, questa gente ce lo sta dimostrando sempre più. Ed è in momenti come questi che le battaglie del Popolo della Famiglia dimostrano tutta la loro dimensione etica. Siamo infatti in missione non per difendere specifici interessi, ma per salvare la libertà e la dignità di tutti.

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