Paola Perego, le donne dell’est e il servizio pubblico di regime

Era forse tutto uno scherzo, ma non si può tacere. La vicenda della trasmissione “Parliamone Sabato” di Paola Perego, chiusa a furor di social per avere esagerato nello scherzare sulle donne dei nostri tempi, ci ha richiamato alla mente tutte le più tristi realtà della politica e dei media contemporanei. Quindi non può passare sotto silenzio. 

Già ci dovremmo interrogare sulla accettabilità di un servizio pubblico che non tollera che si possa scherzare sui luoghi comuni riguardo alle donne, ma poi lascia passare in video a tutte le ore, come un fatto da promuovere per il suo alto valore morale e sociale, la “omogenitorialità” di due uomini. Senza lasciare nel contempo alcun spazio a chi la denuncia come una tremenda offesa per la dignità delle donne reali.

Ma non allarghiamo troppo il discorso, e rimaniamo sul tema scandaloso dei luoghi comuni relativi alle donne dell’est (e ai mariti italiani). Vi siete mai chiesti come nasca un luogo comune? Qualcosa che ha abbia che fare con la nuda verità delle cose, almeno all’origine, dovrà pur esserci. 

Gustave Flaubert, che se ne intendeva, scrisse nel suo apposito dizionario dei luoghi comuni che le cameriere sono “più belle delle loro padrone, sanno tutti i loro segreti, e li tradiscono”. Ora, poiché il topos più diffuso sulle donne dell’est che vengono in Italia è che siano tutte – quando va bene – potenziali cameriere o badanti, ecco che già stiamo cominciando a capirne di più su quanto è successo. 

Probabilmente, infatti, le immigrate stanno tradendo un segreto inconfessabile delle donne occidentali del nostro tempo. Specialmente quando si va a toccare l’indicibile, come sorridendo ha fatto Paola Perego, riguardo a chi porterebbe i pantaloni in casa. 

Un sistema infallibile per verificare come stiano le cose è di andare a guardare i numeri. Quelli non mentono mai. Infatti, secondo l’ultimo rilevamento dell’Istat, assieme al crollo dei nuovi matrimoni, che è la più evidente espressione della guerra tra sessi che stiamo vivendo, in Italia si è verificato un notevole aumento dei matrimoni misti. La tipologia ampiamente prevalente è quella in cui è la sposa a essere straniera: si tratta del 78% di tutti i matrimoni di questo tipo, e nella metà dei casi la moglie è per l’appunto cittadina di un paese dell’Europa orientale. 

Che cosa vorrà mai dire, non tanto la prevalenza della donne dell’est, quanto la sproporzione in favore delle spose straniere, piuttosto che dei mariti? Sembrerebbe che, se non fosse che il numero dei figli che nascono da queste unioni rimane comunque bassissimo, che nel nostro Paese si stia ritornando ai tempi del ratto delle Sabine. 

In effetti se continua così, come già spiegato più volte sui nostri schermi, l’estinzione dell’identità nazionale italiana è un fatto imminente e quasi inevitabile. Sono già troppo poche le famiglie che potranno tramandare alle future generazioni la nostra cultura e la nostra lingua. 

Ma a parte questo, è difficile pensare che alla base dello squilibrio nei matrimoni misti non vi sia l’aspettativa, da parte di tanti uomini, di trovare nelle donne straniere una moglie, per così dire, più tradizionale. Aspettativa che rischia di venire facilmente tradita. 

Alla fine, infatti, per fare funzionare il matrimonio la ricetta è universale e non conosce nazionalità. Bisogna saperlo fondare su qualcosa di più grande, che trascenda gli interessi individuali. Occorre che, con l’aiuto della società circostante che oggi invece manca del tutto, il matrimonio torni ad essere percepito e praticato come un’alleanza tra uomo e donna. E come tutte le alleanze, anche il matrimonio ha senso solamente in vista di uno scopo comune. In questo caso, il fine da raggiungere insieme non può che essere quello di formare una famiglia, aperta alla nascita dei figli e quindi al futuro. 

Con queste premesse, si sarebbe dovuto solo sorridere amaramente della strampalata inchiesta di Paola Perego. Invece la stessa ha indignato i nuovi conformisti, perché ha svelato un segreto inconfessabile. E cioè che oggi le donne occidentali, non solo italiane, fanno molta fatica a rapportarsi in modo corretto con l’altro sesso, e di conseguenza hanno grossi problemi nel fare famiglia. In fondo, il desiderio del loro cuore rimarrebbe pur sempre quello, perchè non si può fuggire dal desiderio di avere qualcuno con cui condividere la vita. Per questo non solo le femministe si indignano, quando si parla in certi termini delle donne del nostro tempo. 

Il concetto è vero anche per il sesso opposto, ovviamente, visto quanto ci sta dicendo l’Istat sulla fuga verso l’estero degli uomini che ancora non rinunciano a sposarsi. E purtroppo rimane il fatto che, nel discorso sopra le donne dell’est, non vi è soltanto una questione di forma fisica, di pigiamoni poco sexy, o della disponibiltà a fare comandare l’uomo (che poi, come acutamente notato dal sublime Vittorio Sgarbi, il più delle volte altro non è che un modo di dissimulare chi detiene il potere reale). 

Se andiamo a guardarci seriamente dentro, ci sono anche tante storie di solitudine e di abbandono. E’ una sorta di paralipomeno della guerra tra sessi, della quale abbiamo parlato svariate volte nelle nostre dirette Facebook. Uomini e donne del nostro Paese, come in tutto l’Occidente, a un certo punto hanno smesso di sopportarsi. Chi ha esperienza professionale di separazioni e divorzi ormai non si stupisce più di nulla, se non di come l’odio che si è generato tra i due sessi trovi sempre nuove forme per esprimersi. 

Per chi non si era mai sposato prima il discorso è diverso, ma per chi incappa nel divorzio attorno ai 45-50 anni, come accade il più delle volte, si tratta di uno sconvolgimento atroce. Un numero enorme di uomini che sono stati lasciati dalla moglie, talvolta senza aver nemmeno capito il perchè, tende a sostituire il vuoto che improvvisamente si è creato nella propria vita. E lo fa, in molti casi, accogliendo queste donne che erano venute in Italia spinte dal bisogno, dopo essersi lasciate anch’esse alle spalle un matrimonio fallito. 

Non è quindi un fenomeno sociale del quale si dovrebbe parlare a cuor leggero. Anche se il fatto che, a differenza di tante altre cose serie, non ci si possa scherzare su per non disturbare il manovratore del conformismo femminista, è parte della tragedia. 

Noi che diamo vita al Popolo della Famiglia, ormai abbiamo accettato l’idea di dovere combattere contro forze molto più terribili di quello che sembrano. Il conformismo dei media riflette quello di molta gente comune, e persino di tanti cristiani che sono soliti distribuire a destra a manca patenti su chi sarebbe un buon cristiano e chi meno (noialtri di solito siamo messi in partenza dalla parte dei cattivi, e per la verità – Vangelo alla mano – ci stiamo benissimo).

A un certo punto, però, l’ipocrisia e la doppiezza non riescono a stare al di sopra della soglia del ridicolo. Specialmente quando provengono dal mondo cristiano. Ci sono stati dei sacerdoti “da social” che, subito dopo averci accusati di essere dei “seminatori di odio” perché non vogliamo accogliere il punto di vista delle cosiddette famiglie arcobaleno, il giorno successivo si sono lanciati in esultanze, per il fatto che la trasmissione di Paola Perego era stata chiusa. 

Evidentemente per questi bravi cristiani bisogna dialogare con tutti, tranne chi con chi si permette di scherzare sui luoghi comuni che pure rivelano verità nascoste e bugie conclamate della nostra società. Tra queste ultime vi è quella per cui, se non sei d’accordo con lorsignori, saresti uno che sta “seminando odio” e quindi ti dovrebbe essere tolta la parola (e poi il lavoro).

Quando a comportarsi così è il mainstream della comunicazione politica, c’è da temere, ma anche da lottare senza paura, perché il futuro dei nostri figli passa per un ritorno alla verità. Ma quando si tratta soltanto di trasmissioni tv pomeridiane, così come delle chiacchiere da salotto di qualche prete conformista, allora per lo meno avremmo voluto poter continuare a ridere. Dunque che ci facessero il piacere.

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