Il progetto europeo va rivisto, non abolito

Ieri a Montecitorio si sono celebrati i sessant’anni dei Trattati di Roma che istituirono la Comunità del Carbone e dell’acciaio. Presenti alla Camera dei Deputati: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Paolo Gentiloni e deputati, senatori e membri del Parlamento Europeo. Non voglio perdere tempo a commentare l’assenza patetica dei parlamentari della Lega Nord e la scelta di Salvini di lanciare il referendum per uscire dall’Unione Europea: demagogia un tanto al chilo per accaparrarsi qualche voto in più alla prossima tornata elettorale. Preferisco riprendere in mano il discorso del Presidente della Repubblica e tracciare qualche direttrice propositiva per un’Europa dei popoli e non più delle lobby finanziarie.

“Le prove alle quali l’Unione Europea è chiamata a tenere testa… pongono con forza l’esigenza di rilanciare la sfida per un riforma dei Trattati; ineludibile, come ha osservato il rapporto del Comitato dei saggi presentato nei giorni scorsi alla Camera”. Parole corrette quelle di Mattarella che però restano sempre nel solco di quel riformismo “da bandiera” senza alcuna sostanza. Le riforme dei Trattati dovrebbero andare in un’unica direzione, che già da anni viene evocata da più parti: elezione diretta del Presidente della Commissione europea e dalla Commissione stessa, maggiore potere legislativo per il Parlamento e ruolo sempre più marginale dei governi nazionali. Più democrazia e vera sovranità dei popoli a livello europeo è l’unica risposta possibile al populismo anti-europeista dilagante. Oltre a questo è necessario anche superare rapidamente i parametri del Trattato di Maastricht per offrire maggiore flessibilità, soprattutto agli Stati che sono chiamati a realizzare investimenti pubblici per migliorare i servizi pubblici a sostegno dello sviluppo imprenditoriale (strade, energia…).

Passiamo poi a parlare di moneta unica. “L’euro, grazie alla politica della Bce, ha provocato il forte abbassamento dei costi del credito, tutelando i risparmi delle imprese e delle famiglia “. Così afferma sempre Mattarella. Tocca smentire le parole del Presidente della Repubblica perché, ahimè, i dati relativi all’euro sono altri: diminuzione imponente del potere d’acquisto delle famiglie, tagliola al commercio export dei paesi del sud Europa a causa di una moneta troppo “pesante” e impossibilità di mettere in circolo “nuova moneta” quando necessario a causa della chiusura permanente da parte della Bce e della Germania. Per questo occorre valutare un’Unione Europea a due velocità monetarie: il sud, guidato dall’Italia, con una propria banca centrale e un’Euro più simile alla vecchia Lira e il nord, guidato dalla Germania, con una banca centrale autonoma e un’Euro simile a quello attuale.

Il tema dell’immigrazione non manca poi nelle riflessioni del Presidente Mattarella. “Costruire il futuro richiede all’Italia e all’Europa una straordinaria unità d’intenti e una solida fiducia nei valori fondanti del processo di integrazione. Non impossibili ritorni a un passato che non c’è più, non muri che scarichino i problemi sugli altri senza risolverli, bensì solidarietà fra Paesi, fra generazioni, fra cittadini che condividono una stessa civiltà”. Giusto richiamo allo spirito di solidarietà dell’Unione Europea ma non banalizziamo: i muri, in alcune parti dell’Europa, sono sorti perché la stessa Europa non è stata in grado di affrontare in maniera comunitaria e decisa il drammatico flusso migratorio in atto verso l’Occidente. Per questo occorre definire una strategia comunitaria sulla gestione dei migranti: ripartizione in quote all’interno dell’Unione Europa resa obbligatoria e vincolante per tutti i membri UE (porre un freno all’interruzione del Trattato di Schengen messa in atto da diversi paesi), regole chiare e condivise sul diritto d’asilo, pattugliamento europeo delle coste dei paesi del sud, espulsione immediata degli immigrati clandestini e creazione di centri di accoglienza per gli aventi diritto d’asilo gestiti dagli Stati e capaci di integrare i cittadini extracomunitari in maniera proficua anche per la nostra economia interna.

Insomma occorre davvero un radicale cambio di marcia da parte delle istituzioni europee e di chi le governa oggi. Prima di tutto occorre una nuova classe dirigente capace di incarnare le ragioni che mossero i padri fondatori dell’Unione Europea e attualizzarle all’oggi con intelligenza e lungimiranza. “È la volontà politica unitaria che deve dunque prevalere. È l’imperativo categorico che bisogna fare l’Europa per assicurare la nostra pace, il nostro progresso e la nostra giustizia sociale che deve innanzitutto servirci di guida. Ed ecco la ragione per cui, come ho già detto, la Comunità di Difesa deve essere il nucleo centrale intorno a cui devono sorgere e svilupparsi gli altri legami federali e confederali che si stabiliranno tra gli stati nazionali, questi restando sempre dei corpi animati di una vitalità propria e originale, da una vitalità che sarà trasmessa soltanto in parte a un’amministrazione centrale comune ed elastica.
Sono queste alcune idee che potrebbero essere utili all’Assemblea del carbone e dell’acciaio per i suoi lavori; e ho piena fiducia che le sue proposte rappresenteranno una solida base per le decisioni finali degli Stati partecipanti. Vedete che possiamo già parlare, senza essere accusati di utopia, di decisioni con la creazione di una comunità politica.
Se siamo già a questo punto, signor presidente, è in gran parte grazie agli sforzi costanti di questa Assemblea che ha creato in Europa, in quattro anni, un’atmosfera nuova che ha suscitato intorno al problema dell’unificazione dell’Europa correnti irresistibili dell’opinione pubblica, che ha attirato nel modo più energico l’attenzione dei governi sui bisogni di unità dell’ora attuale.
Ma il risultato finale, signor presidente, signori, è ancora nelle vostre mani. Per riuscire bisogna che il nostro sforzo continui. Bisogna che l’opera dei governi sia sostenuta dai vostri saggi consigli, dalla vostra tenace volontà, dall’appoggio prezioso che apporterebbe direttamente o indirettamente, qui e altrove, a Strasburgo e nei vostri paesi, dovunque la vostra voce si leverà per mantenere e per rafforzare le correnti di opinione pubblica che ci sono indispensabili per agire e per concludere.
E con fede sincera che vi rivolgo queste parole. Ho piena fiducia che con la volontà dei nostri popoli liberi e col vostro appoggio, con l’aiuto di Dio, una nuova era per l’Europa non tarderà ad aprirsi” ebbe a dire De Gasperi nel 1952 all’assemblea del Consiglio d’Europa.

Da questo messaggio chiaro e forte occorre ripartire: rimettere al centro il processo politico e poi quello economico a seguire. L’unico modo per reagire con un sussulto di dignità al pugno di ferro (per altro ragionevole) di Donald Trump. Occorrono scelte audaci per riportare l’Unione Europea a quel disegno di speranza e bene comune con cui tre cristiani le diedero vita. Non dimentichiamocelo, sopratutto quando i venti anti europeisti possono apparire allettanti.

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