Faenza, De Carli al settimanale SetteSere: “La natura dell’uomo è un dato di fatto”

Contro la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole si batte un neonato partito nazionale: il Popolo della Famiglia. Abbiamo intervistato Mirko De Carli, 33enne ravennate, esponente regionale del gruppo e candidato sindaco per il Comune di Bologna alle elezioni amministrative del 2016. Nella vita consulente aziendale oltre che coordinatore dei circoli del quotidiano ultracattolico La Croce. Il Popolo della Famiglia è un movimento politico istituito nel marzo 2016, in occasione del Family Day tenutosi a Roma. Nato per difendere la famiglia e la vita, in battaglia contro la diffusione dell’ideologia gender e contro il Ddl Cirinnà sulle unioni civili. Il gruppo si propone di bloccare in parlamento gli interventi normativi a favore della promozione del gender, ma soprattutto punta a sensibilizzare e informare le famiglie al fine di tutelare i soggetti più deboli, i minori nelle scuole. Lo spettacolo teatrale Fa’afafine, scritto e diretto da Giuliano Scarpinato, negli ultimi anni è stato rappresentato in tutta Italia e ha ricevuto il patrocinio ufficiale di Amnesty International per aver affrontato in modo significativo un tema particolarmente difficile. Il termine «Fa’afafine», di lingua samoa, significa «Individuo che non si identifica nei due sessi da noi tipicamente riconosciuti». La storia vede come protagonista Alex, che a giorni alterni si sente bambino o bambina. Un giorno decide di condividere coi suoi genitori come percepisce veramente la sua identità di genere. Questa rappresentazione ha fatto scalpore ed è stato presa di mira dal Popolo della Famiglia, il quale si è schierato dalla parte dei genitori che non volevano permettere ai loro figli la visione dello spettacolo in orario scolastico. A detta di De Carli, i genitori non sono stati informati dell’uscita a teatro perché questo spettacolo, ritenuto anormale, non rientra nell’ordinaria attività didattica a causa del suo contenuto pro gender, in quanto porta ai bambini tematiche di genere. Questi incontri sarebbero il primo passo per indottrinare le giovani menti a ideologie sbagliate. E aggiunge: «Di questo compito non deve farsi carico la scuola: se un genitore vuole educare i propri figli a questi argomenti ha il diritto di farlo tra le mura di casa, ma non può obbligare altre famiglie a dover seguire princìpi non condivisibili». Il movimento si è battuto fortemente anche contro il Servizio Sanitario Regionale che, a detta dell’attivista politico, divulgherebbe materiale discutibile. L’esempio chiave è il progetto che coinvolge scuole, servizi educativi, associazioni e Spazi Giovani dei Consultori «W l’Amore», promosso e finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Come riportato sul sito ufficiale, si tratta di un percorso formativo rivolto ai preadolescenti, la cui finalità è aiutare i ragazzi e le ragazze a vivere in modo consapevole e sicuro le relazioni interpersonali, l’affettività e la sessualità nel pieno rispetto di se stessi e degli altri. Alla domanda su cosa sia l’ideologia gender, l’esponente del Popolo della Famiglia risponde così: «L’ideologia non è altro che un’applicazione di un’idea alla realtà, nello specifico, quella gender mira a voler cambiare la natura dell’uomo, che però non è un’idea, ma un dato di fatto! Ad esempio è un dato di fatto che un bambino ha bisogno di una madre. Questi sono elementi che ci sono stati dati per natura e che la teoria gender sta cercando di modificare, distaccando la natura stessa dalla verità, come provarono a fare i regimi più brutali della storia, come il regime nazista». Riflettendo sul caso del disturbo dell’identità di genere, condizione clinicamente testata in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico, l’intervistato osserva: «Il nostro movimento non è contro le persone che soffrono di disturbi; non organizziamo campagne contro l’omosessualità». Secondo De Carli, permettere ad un minorenne di dire il sesso a cui sente di appartenere con una semplice dichiarazione all’anagrafe, anche senza aver subìto nessuna operazione, è una violenza verso sé stesso. In questo modo si andrebbe a creare uno Stato in cui i desideri diventano legge. Una società che permette ad un bambino di esprimere qualunque cosa provi, è una società dannosa, perché schiava di una legge che non riconosce la verità. Il candidato sindaco ritiene infatti che permettere ad una persona di modificare il proprio sesso biologico non sia giusto anche per l’eventualità che questa persona abbia ripensamenti in futuro, incorrendo in una crisi psicologica. De Carli aggiunge che modificando un dato che non si è scelto, come appunto il sesso biologico, si genera automaticamente un malessere. Riassumendo il concetto, secondo il Popolo della Famiglia, è giusto non avere il diritto di scegliere ciò che si ritiene più legittimo e adeguato per sé stessi.

Sul sospetto della divulgazione di questa teoria gender, abbiamo provato ad intervistare il vescovo della Diocesi di Faenza – Modigliana Monsignor Mario Toso, chiedendogli chiarimenti su alcuni passaggi della lettera pastorale da lui redatta a fine 2015. Le parti in questione sono le seguenti: «La famiglia si presenta a noi sottoposta a spinte ideologiche contrapposte, attaccata da più fronti, non ultimo quello dell’ideologia del gender, che sembra aver invaso il nostro immaginario collettivo, al punto che chi difende la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna appare un retrogrado, fuori dal tempo». E poi: «Consiglio di organizzare spesso momenti formativi circa il dovere e diritto di vigilare sull’insegnamento impartito ai figli da parte della scuola, anche per quanto riguarda la formazione dell’affettività, a manuali o sussidi gender a scuola». Il vescovo non è stato disposto a risponderci, rifiutando la nostra richiesta di intervista.

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