Putin & Trump: due galli in un pollaio troppo stretto

Il problema di queste ore immediatamente successive all’attacco missilistico ordinato dal Presidente USA Donald Trump in Siria è comprendere ciò che sta accadendo veramente in quel martoriato paese del Medio Oriente. Una cosa è certa: in quella porzione del mondo si sta giocando una partita tra potenze mondiali che porta con sé specifici obiettivi di geopolitica internazionale. Insomma tutto sta ruotando attorno a una guerra di leadership tra Stati Uniti e Russia. Tra Trump e Putin. Chi pensava in un “inciucio” tra i due, favorito dal presunto sostegno del Presidente russo alla candidatura del multimiliardario americano, si è sbagliato di grosso.

Trump ha messo in atto quello che a scacchi si chiama la “‘mossa del cavallo”: ha scelto di riavvicinare il suo paese alla Turchia di Erdogan nella lotta contro lo stato tiranno siriano, mettendo in seria rotta di collisione l’asse con la Russia di Putin , alleato storico del regime siriano attualmente al potere.

Tutto avviene dopo il colloquio diplomatico avvenuto in questi giorni fa tra Stati Uniti e Repubblica Cinese: l’asse con la Federazione Russa era strategico, nelle intenzioni di Trump, per contrastare il predominio economico a livello globale della Repubblica Cinese. Ma davanti alle evidenti difficoltà di Putin nel rinforzare i propri arsenali militari, a causa della sempre più limitata liquidità nelle casse del Cremlino, Trump ha preferito stringere un’alleanza strategia con la Cina spartendosi l’asse Atlantico-mediterraneo: agli americani la leadership nel Mediterraneo, alla Cina quella nel versante Atlantico.

La Turchia tornerebbe, di conseguenza, a giocare un ruolo centrale come potenza mondiale incaricata di dominare stati canaglia come l’Iran. Israele, dal canto suo, chiede l’interventismo americano perché vuole giocare un ruolo attivo nella ricomposizione medio-orientale post-bellica grazie all’ombrello protettivo statunitense.

Una domanda su tutte in queste ore ci riguarda e ci interroga da vicino: quale idea di Siria per il futuro muove la strategia interventista di Trump? Nessuna al momento. Non sono previsti progetti di carattere politico successivi al crollo, per mano militare, del regime siriano. Un cosa sola è certa: il ritorno a “dettar legge” degli americani in Medio-Oriente. Chi poi farà da cane da guardia nell’area per gli USA è tutto da vedere. Per ora la partita si gioca militarmente in Medio-Oriente ma strategicamente tra Washington, Pechino e Mosca.

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