Quel massone di Macron e quel che ci aspetta d’ora in poi (di De Carli e Fiorin)

Non si può nascondere l’inquietudine. Anzi, non lo si deve. Il discorso della vittoria di Emmanuel Macron davanti alla piramide del Louvre, così come la sua passeggiata napoleonica fino al palco, e le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven, richiamavano l’ideologia massonica al di là di ogni ragionevole dubbio. I simboli non mentono, e vogliono sempre dire qualcosa.
Allo stesso modo inquietano i nomi associati al finanziamento della campagna presidenziale del Piccolo Principe. I Rothschild, Soros, la Goldman-Sachs. Insomma, il gotha della finanza internazionale, della quale ben conosciamo le esigenze e le strategie.
All’appuntamento delle elezioni presidenziali francesi era in gioco la possibilità di continuare a influire sulla organizzazione dell’intera società europea. Gli agenti dell’ideologia mondialista e della tecnocrazia lo sapevano benissimo, e per questo erano tutti schierati in campo. A quanto pare, questa battaglia l’hanno vinta loro, e l’hanno persa le ragioni dei popoli. Ma la guerra, come si suol dire, continua.
Anche la storia personale di Macron lascia inquieti. Dal punto di vista politico proviene dal nulla, o meglio proviene da un sistema di potere finanziario che, non solo in Francia, ha sempre considerato la politica come uno strumento. La finanza dei vari paesi non solo europei ha un estremo bisogno di inventarsi dei nuovi fiduciari che, di fronte alla crescente delegittimazione popolare, possano rimettere un po’ le cose a posto.
Questo non toglie che l‘enfant prodige della politica francese, prima di questa fulminea cavalcata verso il potere, non si fosse mai fatto eleggere nemmeno a un consiglio di quartiere. Anzi, probabilmente nei confronti della gente comune, quella che nei quartieri vive, Macron prova un irresistibile disprezzo, come dimostrano certe frasi che si è lasciato sfuggire nel corso della campagna. Il suo partito “En Marche!” nel marzo di un anno fa nemmeno esisteva, e tutto l’apparato che ha portato Emmanuel Macron all’Eliseo, nonostante gli enormi costi, pare essere stato costruito a tavolino per soddisfare le sue ambizioni.
Ciò significa che al nuovo presidente e ai poteri forti che rappresenta mancano completamente una presenza sul territorio. Non hanno un radicamento tra la gente di Francia, ed è evidente che la disaffezione verso la politica e la mancanza di avversari credibili sono stati determinanti per l’elezione. Questo potrebbe essere il tallone d’Achille che concederà al popolo francese una nuova occasione di farsi ascoltare, fin dalle imminenti elezioni legislative. Oppure, come già è successo nella storia, potrebbe essere il preludio di una svolta autoritaria.
In ogni caso lascia sgomenti il pensiero che il nuovo presidente francese ha più volte espresso sui temi a noi cari. “Si possono avere senza problemi due genitori dello stesso sesso”, ha dichiarato senza esitazioni agli alunni di una scuola, prendendo come paragone della “normalità” anche la situazione di essere figli di divorziati. Questo non lo si può fare passare come un semplice segno di apertura mentale, anche perché al contrario è sintomo di una forte ristrettezza di vedute.
Del resto, le vicende personali di Emmanuel Macron ci raccontano moltissimo sulla sua visione della famiglia. Sposato con una donna molto più anziana che a quanto pare lo aveva sedotto fin da quindicenne, e che per questa relazione ha abbandonato la propria famiglia, il nuovo presidente francese fin dall’adolescenza ha rinunciato per un amore passionale ma sterile alla possibilità di avere figli propri.
Una storia che richiama alla mente le tragedie dell’antica Grecia, quelle che suscitano l’ira degli dei. E difatti, per dirla chiaramente, tutta l’irresistibile carriera del giovane Macron è stata costruita all’insegna della ùbris, cioè della tracotanza di chi vuole sfidare il limite e il destino riservati ai comuni mortali. Inutile che ci vengano a dire, secondo i correnti paradigmi del love is love, che si tratti di una situazione normale da tutelare come un diritto. In questa storia non c’è normalità e nemmeno diritto, ma solo l’inseguimento caparbio dei propri desideri individuali. Un pregresso psicologico inquietante per chi è appena venuto ad assumere enormi poteri su un’intera nazione.
Ci si chiederà se avremmo preferito Marine Le Pen al suo posto, magari per accusarci di simpatie fasciste. Ma la risposta è che queste elezioni francesi hanno mostrato tutti i limiti della destra tradizionale. Non basta ispirarsi al patriottismo e al senso comune per raccogliere le simpatie del ceto medio produttivo. E’ necessario restituire alla politica una nuova ispirazione, grazie alla quale non si debbano andare a inseguire le paure e la rabbia dei cittadini.
Bisogna che, da destra e non solo, si guardi a un modello sociale del quale nell’Europa delle tecnocrazie si sono perse le tracce. Bisogna cioè rimettere la persona, con la sua complessità e la sua dimensione sociale, al centro della politica. Occorre sconfiggere la mentalità individualista che riduce le persone a una massa di individui da considerare unicamente per le loro capacità di produzione e consumo. Nel contempo, occorre sbarrare la strada al progetto tecnocratico che, per rendere gli individui più docili alle esigenze del mercato, cerca di ricompensarli con l’oppio dei “nuovi diritti” individuali.
In poche parole, la visione cristiana della politica deve riguadagnare il centro della scena. Non solo in Francia e in Germania, ma in tutta Europa. Nel nuovo conflitto politico, che non è più tra socialisti e liberali, bensì tra élites finanziarie e ragioni dei popoli, occorre fare irrompere il potere delle masse dei senza potere. Parliamo di milioni di persone e soprattutto di famiglie che si affidano al senso cristiano della vita.
Per dirla come fece Giovanni Paolo II, l’uomo che negli anni ottanta scardinò il confronto da guerra fredda tra marxisti e liberisti, occorre spalancare di nuovo le porte a Cristo, e aprire i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, alla sua “salvatrice potestà”. Al di fuori di questa prospettiva, che è quella per la quale è nato il Popolo della Famiglia, la vecchia politica in tutta Europa è destinata ad andare incontro a una ulteriore delegittimazione, e in definitiva a disgregazione e macerie. Nel nostro piccolo della politica italiana, sarebbe il caso che i vecchi attori dei vecchi partiti lo capissero in fretta, smettendo di considerare le istanze della dottrina sociale cristiana come un residuo del passato. Altro che Macron.

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