Ringraziamo un pastore all’altezza delle situazioni (di De Carli e Fiorin)

All’altezza della situazione. Per salutare il cardinale Angelo Bagnasco, che sta per lasciare dopo dieci anni la presidenza della Cei, non ci viene un commento migliore. Nemmeno ci pare il caso di sprecare troppe parole, per elogiare questo cardinale genovese d’adozione, che ha saputo interpretare al meglio il periodo nel quale si è trovato a dirigere tutta la Chiesa italiana. La sua non è stata una presidenza particolarmente appariscente, e probabilmente lo è stata ancor meno di quello che avremmo ritenuto opportuno. Ma bisogna riconoscere che questo raffinato uomo di Chiesa ha mostrato un’evidente capacità di tenere la barra al centro. Nonostante le tante sconcertanti affermazioni che, in quest’ultimo periodo, abbiamo visto provenire da altri rappresentanti dell’episcopato italiano. Riguardo ai rapporti con la vita politica italiana, e alle tragedie sociali che interessano la penisola in questo momento storico – dalla immigrazione alla povertà crescente – Angelo Bagnasco ha saputo mostrare quella moderazione che troppe volte, al di sotto lui, è mancata. Ma non per questo ha rinunciato a dire quello che la Chiesa italiana non può tacere. Nella sua ultima prolusione, ha voluto mettere al centro della propria riflessione – quasi un lascito ideale del suo periodo di presidenza – il grido di allarme per la condizione della famiglia in Italia. “Non sostenere la famiglia è suicida” ha dichiarato scandendo le parole. E ancora una volta ha fatto capire che non si tratta soltanto di sostegni economici, ma anche dell’urgenza di rimettere l’istituzione familiare al centro dell’edificio sociale. In questo senso, per l’appunto, non possiamo dire altro che si è trattata di una presidenza all’altezza della situazione. Ora attendiamo la scelta di Papa Francesco, rispetto alla terna di nomi che gli è stata sottoposta. Conoscendo gli orientamenti del Pontefice e la sua prassi poco rispettosa di tradizioni e formalità, non possiamo sbilanciarci in previsioni. Tuttavia, possiamo azzardare l’identikit del presidente Cei che vorremmo. L’episcopato italiano è diviso, e da una parte rimane sempre presente il rischio di fuga in avanti. Troppe figure emergenti non lesinano le interpretazioni più demagogiche e sconcertanti del presunto “nuovo corso” della chiesa di Francesco, specialmente sui temi sociali. Ma dall’altra parte è innegabile che molti prelati vivano con disagio il momento, e guardino più al gregge dei fedeli, confusi e spaventati per la crisi in corso, che non è solo sociale, ma anche morale e di costumi. La povertà crescente, unita al disagio per l’immigrazone incontrollata, lasciano le famiglie italiane piuttosto disorientate, rispetto a una Chiesa che talvolta sembra guardare a quanto succede lontano, oltre il mare, piuttosto che nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri cortili. I rapporti della CEI con lo stato italiano, dopo la fine dell’era Ruini, hanno apparentemente perso tensione dialettica. Il cardinale che oggi lascia la guida della conferenza episcopale, come si diceva, non ha mai voluto interferire più di tanto con la politica italiana. E questo nemmeno dopo la fine della – per così dire – diarchia col segretario di stato, Tarcisio Bertone. Con lo stile di un principe della Chiesa, Angelo Bagnasco non ha tuttavia mai fatto mancare parole chiare riguardo ai temi etici del nostro tempo. La sua indisponibilità ad attenuare i toni riguardo alla rivoluzione antropologica in corso (indimenticabili i suoi interventi riguardo alle unioni civili, con i riferimenti alla finestra di Overton) lo hanno reso relativamente impopolare rispetto al mondo dei media. È probabile che anche nell’episcopato italiano ci sia chi attende per la CEI una guida più appariscente, più “politica” e soprattutto più in linea con presunti nuovi corsi. Noi auspichiamo invece che la nuova presidenza sia nel solco della tradizione, che vuole il clero italiano impegnato nella difesa dei principi e dei valori. Non ci servono grilli parlanti, riguardo alle soluzioni dei problemi contingenti che riguardano la politica. La Chiesa è una, è la Chiesa di Cristo, ma nella sua presenza storica deve mantenersi fedele alla tradizione che vede nel nostro Paese non solo la culla della cultura cattolica, ma anche la fonte del diritto e della civiltà che difende prima di tutto la vita.

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