Papa Francesco: “Solo il lavoro dà dignità alla persona” (di De Carli e Fiorin)

Le parole di un pastore avvicinano, prima ancora che spiegare. Papa Francesco, a Genova, ha risposto lungamente alle domande d imprenditori e di lavoratori dell’Ilva, la nota azienda siderurgica stremata dalla crisi e da dissennati interventi statali. Qui sono stati necessari numerosi tagli di personale, e richiamandosi a questi fatti il Papa ha impartito una lezione, e anche più d’una, di dottrina ociale della Chiesa. Ma non lo ha fatto con le parole tecniche di un economista. Sarebbe capzioso, anche in questa occasione, interpretare così lo stile pastorale del pontefice. Prima di tutto, come si conviene, Francesco ha richiamato i principi. Ma nondimeno da questo richiamo è emersa, assieme alla ricchezza dei valori, anche una varietà di soluzioni operative ai problemi della produzione e del mercato, che solo la dottrina sociale della Chiesa può garantire. Prima di tutto deve esserci la dignità del lavoro, ha ammonito Francesco, ed era il caso di ribadirlo. Perché nel lavoro vi è la radice del significato della presenza dell’uomo sulla terra. Il monito riguarda in primo luogo gli imprenditori, che organizzando i mezzi di produzione devono continuamente affrontare la tentazione di trattare il lavoro come una semplice merce. Le parole del Papa contro la delocalizzazione, nel giro di poche ore, verranno ignorate quando non trattate dai soliti economisti da talk show televisivo come una forma di ingenuità. “Questo non conosce i fondamentali dell’economia”, penseranno, “e non ha un’idea della complessità di fattori che costringono un imprenditore a delocalizzare”. Ma in realtà sono loro gli ingenui, quelli che non colgono l’essenza dei problemi. Perché la da dice dei complessi fattori economici, politici e sociali risiede pur sempre nel cuore dell’uomo. Tant’è che il Papa, per riaffermarlo, è arrivato a citare un padre del liberalismo come Luigi Einaudi, per ricordare come lo spirito dell’imprenditoria non risiede nei rapporti di forza tra fattori produttivi, ma, riguardo alle persone degli imprenditori, nella “vocazione naturale che li spinge”. Oggi la finanza appare impersonale, dominata da enorme masse di capitali, ma anche da scelte politiche dietro le quali si fatica a scorgere le persone. Ma queste vi sono sempre, e ad agire dietro la facciata non vi sono solo i poteri forti, i ricchi egoisti, ma anche – più di quanto non si dica – i politici ignoranti. Per questo, nelle parole di Papa Francesco a Genova c’era anche un richiamo molto chiaro nei confronti di coloro che vedono il lavoro come una risorsa statale da redistribuire. “I giovani crescono senza dignità, perché non sono uniti dal lavoro che dà la dignità”, ha ricordato il Santo Padre nel rispondere a chi lamentava di vivere di sussidi. Gli assegni sociali che garantiscono un reddito minimo, non danno la dignità che solo il lavoro conferisce alla persona. Impossibile dunque non far discendere da queste parole del Papa un richiamo alle proposte di “reddito di cittadinanza” alla grillina, che si dimostrano così slegate dal cuore dei problemi dell’economia ancor più di altre ricette improvvisate, tanto care al populismo deteriore. E così, Francesco si è dimostrato, grazie alla saggezza della Chiesa “esperta di umanità”, molto più al corrente dei problemi dell’economia di quanto non lo siano i vari demagoghi della politica, così come gli esperti della finanza. Perché alla radice dei problemi rimangono la dignità dell’uomo e le esigenze del suo cuore, così come è stato creato da Dio. Se non si comprende questo, non si arriverà mai alla soluzione della crisi che attanaglia il nostro paese, né a una vera ripresa. Questo è il significato della prevalenza del lavoro sul capitale, che viene insegnata dalla dottrina sociale della Chiesa. Ma ci vuole la sapienza del cuore per cogliere i criteri operativi che poi possono portare alle soluzioni. Questo è l’insegnamento di economia, di finanza e di politica del lavoro che il Papa ha impartito a Genova, e noi lo accogliamo ritrovando in esso l’eco sapienziale del salmo 119, che insegna con forza la via per trovare la felicità nell’osservanza della legge: “So molto di più dei miei maestri, perché medito i tuoi precetti, sono più avveduto degli anziani, perché osservo i tuoi decreti”.

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