Precisando sullo ius soli: e la cittadinanza europea dove la metto?

In queste ore in pochi hanno sottolineato un aspetto decisivo per il dibattito in corso sullo ius soli: come ci comporteremo con gli altri stati europei (che ogni giorno non perdono occasione per rimproverarci del nostro essere “morbidi” nella gestione dei flussi migratori in ingresso verso l’Unione Europea) dal momento che nel giro di un anno quasi un milione di stranieri (se passerà anche al Senato la nuova legislazione sul diritto di cittadinanza) diventeranno cittadini italiani e quindi anche europei? Bloccheranno nuovamente il trattato di Schengen?

Oggi persino Grillo ha sollevato questo delicato aspetto della vicenda senza però trovare grosse sponde all’interno della maggioranza parlamentare che promuove il provvedimento. Dunque le opzioni sono due: o sono già tutti d’accordo a livello europeo che occorre cambiare le legislazioni in termini di diritto di cittadinanza degli Stati del Sud Europa per armonizzarle con le comunità nordiche e mutare rapidamente l’antropologia delle nostre terre o i nostri governanti sono talmente ottusi da volere apparire sempre più progressisti degli altri da sottovalutare un eventuale “braccio di ferro” con Strasburgo e Bruxelles.

Il dato è comunque chiaro e lapidario: se venisse approvata la legislazione come uscita dalla Camera dei Deputati nel giro di pochi anni ci troveremmo circa 1 milione di nuovi cittadini italiani (e quindi europei) e calerebbe di circa 1 milione la popolazione straniera residente in Italia.

Significa che avremmo un incremento dell’elettorato attivo nel nostro paese pari all’1/2%. Un dato minimale, se non lo paragoniamo alla percentuale di calo degli stranieri residenti nel nostro territorio nazionale: tra il 20% e il 25%. Questo è il punto: il governo pensa di risolvere il tema dell’eccessivo numero di migranti presenti in Italia non intervenendo (e dominando) i flussi migratori in entrata ma facendo un operazione degna del Mago Silvan, ovvero trasformare gli stranieri in eccesso in cittadini con un “colpo di bacchetta magica”.

Per questo, oltre a spiegare le ragioni che ci portano a promuovere una revisione del diritto di cittadinanza attraverso un vero e proprio ius culturae temperato, occorre portare il dibattito in seno alle istituzioni europee: la sfida non è più disciplinare la nostra sovranità nazionale ma definire e rendere sempre più effettiva la nostra sovranità europea.

Possiamo permetterci, lo dico da europeo prima ancora che da italiano, di incrementare il tasso di nuovi cittadini attraverso la regolarizzazione di milioni di stranieri con il principio dello ius soli? Le continue stragi e i sempre più difficili rapporti con l’Islam politico ci dovrebbero indurre a riflettere e ponderare prima di agire.

Ripartiamo dal definire i contorni della cittadinanza europea, dal renderla sempre più emotivamente sensibile (rispetto a quella nazionale) per i cittadini dei singoli Stati europei, creiamo reale sovranità popolare europea all’interno delle istituzioni dell’Unione europea e realizziamo processi di vera accoglienza attraverso un nuovo percorso culturale (accessibile per gli stranieri) di cittadinanza europea. Così facendo supereremmo la ridicola stagione delle “quote di migranti” per ogni stato europeo (mai realizzate) e gestiremmo una crisi contemporanea con un’azione di lungimirante respiro.

I numeri, come sempre, spiegano la realtà: a noi il compito di capirli per seguire la via più corretta.

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