Una sola ricetta: più lavoro. Una sola strada: più impresa

La Costituzione mette il tema del lavoro come roccia sulla quale poggia tutto l’edificio Italia: l’art. 1 recita appunto che ‘l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Non è possibile elaborare alcuna riflessione attorno ai nuovi confini della nostra democrazia o a come ridefinire i contorni del nostro “patto civile” con lo Stato senza creare le condizioni per arrivare nel medio-lungo periodo alla cosiddetta “piena occupazione”. I dati sulla disoccupazione, sopratutto quella giovanile, dovrebbero farci allarmare e riflettere attentamente. I tentativi di risposta a questo annoso problema sono fallimentari già in partenza: il reddito di cittadinanza crea solo nuovi “mammoni” di Stato mentre il lavoro di cittadinanza sfrutta i disoccupati per mansioni pubbliche decisamente razionalizzabili.

Il problema è a monte: nessuna forza politica in campo ha ancora compreso che per generare buona occupazione occorre realizzare un sistema virtuoso di nuova impresa privata. Occorre che i giovani non cerchino il lavoro adeguato ai titoli di studio che hanno conseguito o gli immigrati regolari in base a ciò che il pubblico (o il privato “latifondista”) gli offre: devono trovare le porte spalancate per avviare un’attività economica in grado di offrire occupazione a loro, le loro famiglie e altri giovani.

Come realizzare tutto ciò? Ieri sera, durante la trasmissione “Carta bianca” condotta da Bianca Berlinguer, l’estroso Oscar Farinetti poneva degli obiettivi corretti al “sistema Italia”: raddoppiare la quota di turisti che arrivano ogni anno nel nostro paese e raddoppiare il fatturato del settore turismo. Il primo compito dello Stato, ad ogni livello, deve essere quello di azzerare burocrazia e costi per chi investe in questo settore finché l’azienda non va in utile per almeno tre anni consecutivi. Secondo: individuare una mappatura delle potenziali zone turistiche oggi in stato di degrado e/o abbandono e spingere ad investire lì le nuove start up. Terzo: censire la quota di fondi europei destinati alle regioni italiane cosiddette “sottosviluppate”, raccoglierli in un unico fondo gestito dal Ministero del Turismo e investirli nei servizi pubblici necessari (strade, arredo urbano, fognature, illuminazione, messa in sicurezza…) delle nuove aree di investimento privato.

I giovani italiani potranno concentrarsi a realizzare nuove forme di business legate al Made in Italy mentre i ragazzi stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro paese, oltre a studiare per accedere al diritto di cittadinanza attraverso un ipotetico ius culturae, potranno creare iniziative economiche legate alle loro tradizioni e culture d’origine in grado di arricchire la nostra offerta turistica.

Capite bene quanto sia stupido e fuorviante il dibattito sulla legge Bossi-Fini e sullo ius soli: occorrono regole e investimenti capaci di salvaguardare la nostra identità nazionale arricchendola di ciò che il mondo globale chiede e desidera. Abbiamo realizzato il “miracolo economico” perché siamo stati capaci di interpretare l’economia del tempo coniugandola coi nostri talenti e gestendo il fenomeno migratorio (in quel caso in uscita) con strategia e visione. Ora dobbiamo fare altrettanto.

Senza lavoro non c’è futuro. Senza un buon lavoro non c’è dignità per l’uomo, italiano o straniero che sia.

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