Eluana Englaro: il paradigma del centro-destra che non c’è più

La sentenza della Consiglio di Stato sul caso Eluana Englaro certifica due fatti: la legalizzazione per via giudiziaria del suicidio assistito in Italia e la fine del centro-destra berlusconiano così come l’abbiamo conosciuto durante i travagli della seconda repubblica.

“La Regione Lombardia, dopo 17 anni di cure a Eluana, era tenuta a continuare a fornirle la propria prestazione sanitaria, anche se in modo diverso rispetto al passato, dando doverosa attuazione alla volontà espressa dalla stessa persona assistita, nell’esercizio del proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione terapeutica”: con queste parole vengono spiegate le motivazioni che hanno indotto i giudici a punire la regione lombarda attraverso un risarcimento pari a oltre 130.000 euro da versare nelle casse della famiglia Englaro.

Capite bene che, in uno Stato dove non è prevista alcuna normativa in merito al cosiddetto “testamento biologico” e si garantiscono i trattamenti sanitari obbligatori previsti in “idratazione e alimentazione” (bere e mangiare), la magistratura si arroga il diritto di superare il piano normativo e generare giurisprudenza che farà automaticamente legge. D’ora in poi chi vorrà praticare l’eutanasia in Italia potrà appellarsi a una qualsiasi Procura della Repubblica per ottenere ciò che è stato sentenziato per Eluana Englaro. Ora, ahimè, il precedente contra legem esiste.

Ciò che sorprende di più, sul piano prettamente politico, è l’assoluto silenzio dei partiti presenti in Parlamento sulla vicenda. In particolare lascia alquanto basiti la dichiarazione dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia (appartenente a Forza Italia) Gallera: le pronunce dei giudici “non si commentano, ma si attuano, per questo, ancorché i fatti oggetto della sentenza di oggi siano imputabili alla precedente amministrazione, procederemo al risarcimento di Beppino Englaro”.

Siamo dunque passati dal Berlusconi incalzante che convoca una conferenza stampa urgente, di sera, per annunciare la firma di un decreto per evitare la procedura con cui la clinica di Udine avrebbe staccato il sondino ad Eluana al lavarsene le mani di pilatesca memoria della attuale dirigenza forzista.

Io, allora, come dirigente del Popolo della Libertà e del Partito Popolare Europeo, radunai tantissimi politici nella mia parrocchia ravennate per una veglia di preghiera in favore di Eluana Englaro e a difesa del suo diritto a vivere: a differenza di Berlusconi e dei nuovi forzisti ancora oggi mi ritrovo in quelle scelte coraggiose di allora. Anche per questo ho scelto di costruire, insieme a tanti amici, l’alternativa valoriale del Popolo della Famiglia.

Perché l’unica coerenza che vale è quella con ciò in cui credi.

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