Confini e popoli: le ragioni di Viktor Orban

 

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

Bene ha fatto Orban ad invitare Gentiloni e il nostro governo a “chiudere i porti au migranti”. Da tempo lo ribadisco con forza: i migranti vanno fermati in Africa e lì vanno creati gli hotspot. Per perseguire questa strategia occorre aver chiaro anche il profilo militare: se con la diplomazia non sarà possibile affrontare la questione sul territorio libico sarà necessario ipotizzare un intervento armato. Non a caso in queste ore Macron spiazza tutti (sopratutto noi italiani), facendo sedere attorno a un tavolo a Parigi il Presidente del Governo di accordo nazionale Fayez al-Haftar e il generale plenipotenziario della Cirenaica Khalifa Haftar. Obiettivo: la creazione di un esercito nazionale unitario. L’Italia invece di definire una strategia precisa con cui collocarsi al centro dello scacchiere diplomatico del Mediterraneo reagisce in maniera stizzita con Alfano che invita Orban a “non darci lezioni ma solidarietà”. Gentiloni è ancora più duro nei confronti del premier ungherese dichiarando di non “accettare lezioni né parole minacciose”. Peccato che il piano di redistribuzione dei migranti ormai approvato da più di due anni non trovi alcun riscontro a livello europeo in quanto non adeguato sul piano di un vero progetto europeo di accoglienza e integrazione (dato che ogni Stato ha le proprie regole in materia). Conferma di tutto questo la abbiamo avuta dalle decisioni di Francia e Spagna di non voler fare approdare sulle proprie coste le navi impegnate in operazioni di salvataggio. Forse perché hanno più memoria del nostro Presidente del Consiglio il quale non si ricorda (o meglio fa finta di non ricordare) l’accordo tra l’ex premier Renzi e Bruxelles: sì all’operazione Triton con l’Italia unico punto di attracco per le navi delle ong che salvano i migranti in cambio di flessibilità rispetto al patto di stabilità per il nostro paese. Un accordo che ci sta ovviamente facendo collassare come economia e come comunità. Il governo rimane sull’attenti in attesa della della sentenza della Corte di Giustizia Europea che si dovrà pronunciare sulle regole di Dublino ed in particolare sul principio secondo il quale è lo Stato di primo approdo che deve farsi carico delle richieste: se i giudici dovessero accogliere il parere dell’avvocatura generale, secondo il quale in caso di “afflusso massiccio” questo principio potrebbe saltare, allora il vento in Europa potrebbe cambiare. I principali paesi dell’Est Europa invece non intendono offrire solidarietà all’Italia accogliendo quote “illimitate” di migranti, ma predisponendo un intervento dalla parte opposta del Mediterraneo (ovvero il fronte africano). Credo che l’Italia dovrebbe avere il coraggio di predisporre un piano per ridurre i flussi, definendo incentivi per gli Stati africani che garantiscono i rimpatri. Occorre avere la forza di parlare con i paesi di provenienza dei migranti e costruire un vero e proprio sistema di valutazione delle richieste d’asilo fulmineo (come ad esempio avviene in Olanda). Da realizzare o sulle navi o sugli hotspot in terra nord-africana. Una strada in salita, certo, ma con una meta sicura. Mentre oggi saliamo saliamo senza sapere dove andare.

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