Ma poi da dove vengono i vaccini?

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

Non solo i rischi per la salute. Dietro la grande industria dei vaccini ci sono anche problemi etici, che l’Accademia Pontificia per la Vita aveva segnalato già nel 2005, dopo un approfondimento voluto dall’allora cardinale Ratzinger. Il titolo di un documento pubblicato nel giugno di quell’anno era “riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti”. La recente polemica scatenata dal decreto Lorenzin ha riportato alla luce anche questo aspetto un po’ dimenticato della questione, che dimostra come dietro al grande business della salute sia sempre assai facile trovare aspetti discutibili, se non proprio interessi inconfessabili.
Il focus torna sempre sullo stesso punto, e cioè sul delicato rapporto tra libertà, dignità umana e tutela della salute. Su Facebook è presente da poche settimane il gruppo “Cattolici, Vaccini e Diritti di Professione di Culto” fondato da Roberta Sozzo. Lo scopo principale è di riportare l’attenzione su questo problema morale, con la richiesta di cessare questa modalità di produzione dei vaccini.
Esistono difatti delle linee cellulari, cioè delle colonie di tessuti umani che vengono riprodotte in vitro per fornire materiale da vaccinazione, che hanno alla base feti abortiti. Si era partiti con due linee, la WI-38 e la MRC-5, sviluppate già alla fine degli anni ’60 partendo da tessuti polmonari di feti vittime di aborti volontari, che all’epoca peraltro erano decisamente più difficili da ottenere per la ricerca. Ancora oggi, le linee di vaccini per malattie infantili che hanno alla base questo tipo di colture, derivanti da aborti volontari, sono presenti sul mercato.
La Pontificia Accademia per la Vita, dunque, in anni nei quali era visibile una maggiore attenzione della Chiesa per simili problemi, individuò correttamente che tre categorie di persone, partecipando a ciò che nasceva da un aborto volontario, dovevano ritenersi coinvolte nella cooperazione al male: a) chi prepara i vaccini mediante ceppi di cellule umane provenienti di aborti volontari; b) chi partecipa alla commercializzazione di tali vaccini; c) chi ha la necessità di utilizzarli per ragioni di salute.
Ovviamente, l’atto moralmente proibito nasce soltanto in caso di consapevolezza della provenienza dei vaccini, e nel documento era precisato che per quanto riguarda i genitori che avrebbero utilizzato questi vaccini per ragioni di salute dei loro figli, la responsabilità morale diventava in ogni caso molto remota ed eventuale. Tuttavia, anche se oggi sembra per certi versi l’eco di un’epoca ormai trascorsa, era solo il giugno 2005, cioè dodici anni fa, quando il documento pontificio ammoniva solennemente che “ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione, ai sempre più diffusi attentati contro la vita, e alla “cultura della morte” che li sostiene”.
Pertanto, continuava la Pontificia Accademia, “i medici e i padri di famiglia hanno il dovere di ricorrere a vaccini alternativi (se esistenti), esercitando ogni pressione sulle autorità politiche affinché vengano preparati vaccini alternativi non collegati a un aborto di feto umano”.
Veniva specificato pure che è lecito usare questi vaccini, in via provvisoria, solo “per le malattie contro le quali non ci sono ancora vaccini alternativi” e solo se l’astensione dall’uso non facesse “correre dei rischi di salute significativi ai bambini e, indirettamente, alla popolazione in generale”. Ciò in quanto, si concludeva, “se si esponessero questi soggetti a pericoli di salute notevoli, potrebbero essere usati provvisoriamente anche i vaccini con problemi morali”.
Dunque, secondo un criterio di bilanciamento, solo in caso di imminente e comprovato rischio di epidemie non altrimenti evitabili, si sarebbe potuto ricorrere a questo tipo di vaccinazioni. Uno scenario che, come si è detto più volte nella polemica contro il decreto Lorenzin, oggi non sembra ricorrere e quindi non giustifica nemmeno le vaccinazioni obbligatorie a tappeto.
Sembra trascorso molto tempo, come dicevamo, non solo per la scienza ma anche per la sensibilità morale della Chiesa su questi temi. Eppure, come ripetiamo, il documento è ancora lì, di grande attualità, e risale solo al 2005. Simili vaccini basati sulle colture di feti abortiti sono ancora ampiamente presenti sul mercato, e possono pure rientrare nelle vaccinazioni obbligatorie.
Il documento in esame riporta un lungo elenco di marche di vaccini che sono tuttora utilizzati, pur provenendo da colture eticamente illecite. Tra l’altro, sembra che negli ultimi tempi la pratica si sia incrementata, con sempre nuove casistiche e tipi di vaccini, perché in qualche modo sarebbe conveniente sul piano economico. E visto che, come si suol dire, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, non è nemmeno l’unico aspetto illecito del grande business delle vaccinazioni.
Solo gli scienziati cattolici infatti si sono opposti al recente uso improprio di vaccini in Kenia, addizionati appositamente di sostanze nocive per provocare aborti e sterilità ed ottenere così il “controllo delle nascite”. Questa orrenda pratica è stata denunciata dai vescovi del luogo. Insomma, dietro alle vaccinazioni sembrano esserci davvero un po’ tutti i lati oscuri della politica sanitaria internazionale. Ma l’allarme lanciato dai cattolici, riuscirà oggi a essere rilanciato e perseguito con la stessa necessaria intransigenza del 2005?

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