Ha ragione il rabbino capo della Catalogna: o reagiamo o destinati a morire in esilio

di Mirko De Carli

La reazione dell’Europa la troviamo nelle parole del sindaco di Barcellona Ada Colau che, dopo gli attentati dei giorni scorsi alle Rambla, continua nella sua campagna politica per l’accoglienza indiscriminata dei rifugiati. Tutto partì il 18 febbraio scorso quando, nella città spagnola, centinaia di migliaia di persone si mobilitarono in piazza al grido “Basta scuse: accogliamo subito i rifugiati”. Una manifestazione simile, nelle forme e nei contenuti, a quella promossa dal sindaco di Milano Pisapia sempre nella primavera scorsa. La richiesta della Colau era di poter accogliere almeno 4.500 dei 16.000 profughi indicati dall’Unione Europea come quota spettante a Barcellona. Se allora tutti i mass media applaudirono a quella che appariva a molti come la “risposta popolare” alle piazze populiste d’Europa, oggi l’umore dei cittadini sembra di tutt’altro avviso. Ma non quello dei benpensanti della politica e degli opinion makers. Ahimè.

Evidentemente l’ennesima ferita al cuore del vecchio continente non ha portato alcun insegnamento a chi dovrebbe governare i processi politici più delicati se, ancora una volta, la reazione al fondamentalismo islamico consta nel perseguire nell’accoglienza senza regole dei profughi.

L’unica riflessione lucida e con uno spirito critico audace la offre il rabbino capo della Catalogna, Meir Bar-Henha, il quale dichiara che la comunità ebraica del luogo è “spacciata” in parte per la radicalizzazione dell’Islam, in parte a causa delle autorità che poco farebbero per contrastarla. In un colloquio con l’agenzia di stampa Jta il rabbino ha invitato gli ebrei presenti in Spagna a tornare in Israele perché la penisola iberica risulta essere oggi “un hub di terrore islamista per tutta l’Europa”. Ha rincarato poi la dose: “Dico da tempo ai membri della mia congregazione: non pensate che staremo qui per sempre. E li incoraggio a tornare e comprare proprietà in Israele. Questo posto è perduto. Non rifate l’errore degli ebrei dell’Algeria, del Venezuela. Meglio andarsene via subito prima che sia troppo tardi”.

Ma quali sono le ragioni che portano il rabbino capo a definire la Spagna (e l’Europa) perduta? “La presenza di una comunità musulmana radicalizzata. Una volta che queste persone vivono tra di noi, è davvero difficile liberarsene. Diventeranno sempre più forti. L’Europa è persa”.

Il problema dell’impossibilità di dialogo con l’Islam politico. Quello che anche io vado dicendo da tempo. Le parole, dure e forti, del
Rabbino Meir Bar-Henha mostrano l’unica risposta ragionevole tesa ad evitare la definitiva “caduta” del vecchio continente: estirpare l’Islam politico prima che lui porti al genocidio la civiltà occidentale.

Occorre quindi smuovere le coscienze dei cristiani rispetto al pericolo del dilagare dell’islam politico in Europa, come ben ha fatto con le comunità ebraiche il
Rabbino capo della Catalogna.

L’oggetto del contendere è l’intenzione (esplicita e dichiarata) dell’Islam di volersi sostituire al Cristianesimo: per questo motivo il problema del terrorismo è prima di tutto religioso e non politico.

Il problema non sono dunque i milioni di musulmani che vogliono vivere pacificamente nel nostro continente (ai quali rilancio l’impegno per la creazione di un “Islam europeo”) ma l’obiettivo intrinseco alla natura dell’islam: sostituirsi al cristianesimo.

La conferma la troviamo proprio nel testo sacro del mondo islamico, il Corano: “La soggezione di tutto il mondo all’Islam, considerato il sigillo e il compimento di tutte le rivelazioni, con il mondo suddiviso in due parti, il territorio dell’Islam, dove vige la legge dell’Islam e il territorio di guerra dove sono gli infedeli. Quest’ultimo territorio dev’essere conquistato e assoggettato all’Islam”.

Occorre dunque che la politica rifletta attentamente sui propri errori e ragioni profondamente sui prossimi passi da compiere; la chiave di lettura per affrontare il nostro tempo la troviamo in un binomio saggio e lungimirante: diritto a non emigrare e dovere di accogliere chi ha il diritto di essere accolto.

Questo può e deve essere il nostro spirito guida con la consapevolezza che possiamo applicarlo alla realtà solo se riscopriamo la matrice univoca della nostra forza: le nostre radici greco-romano-giudaiche-cristiane. Solo così potremo riportare oltre i confini europei (per l’ennesima volta) l’Islam politico e accogliere i musulmani che hanno il desiderio
di coniugare la loro fede con gli ideali di libertà e giustizia propri della nostra tradizione.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*