Francesco a Cesena: il martirio in politica

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

Papa Francesco a Cesena, nella sua prima tappa del viaggio apostolico in Emilia-Romagna, dedica parole dense di significato e di speranza per chi vive in prima persona, da cristiano, la politica ma anche per chi vede nel potere solo una degenerata autoreferenzialità.

La riflessione del Pontefice parte da valore esistenziale che ha sempre assunto la “piazza” nella dinamica di sviluppo e crescita di una comunità: “Da secoli questa Piazza costituisce il punto d’incontro dei cittadini e l’ambito dove si svolge il mercato. Essa merita dunque il suo nome: Piazza del Popolo, o semplicemente “la Piazza”, perché è del popolo; spazio pubblico in cui si prendono decisioni rilevanti per la città nel suo Palazzo Comunale e si avviano iniziative economiche e sociali. La piazza è un luogo emblematico, dove le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza; dove i gruppi particolari prendono coscienza che i loro desideri vanno armonizzati con quelli della collettività – e io dirò, permettetemi la figura: in questa piazza si impasta, si impasta il bene comune di tutti, qui si lavora per il bene comune di tutti. Questa armonizzazione dei desideri propri con quelli della comunità fa il bene comune – in questa piazza si apprende che, senza perseguire con costanza, impegno e intelligenza il bene comune, nemmeno i singoli potranno usufruire dei loro diritti e realizzare le loro più nobili aspirazioni, perché verrebbe meno lo spazio ordinato e civile in cui vivere e operare”.

Questo dialogo incessante tra tanti “io” che, miscellando le loro umanità, diventano sempre più quel “noi” celebrato dal maestro Gaber nella sua indimenticabile poesia musicata dal titolo “L’appartenenza” trova nella “piazza” la sua plastica rappresentazione. Un noi che non può non paragonarsi con lo strumento privilegiato per costruire la misura dell’essere “noi”: il bene comune. Non a caso il Papa prosegue dicendo: “questa piazza, come tutte le altre piazze d’Italia, richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali – esse infatti non sono un pozzo senza fondo ma un tesoro donatoci da Dio perché lo usiamo con rispetto e intelligenza. Una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza. Questo è il volto autentico della politica e la sua ragion d’essere: un servizio inestimabile al bene all’intera collettività. E questo è il motivo per cui la dottrina sociale della Chiesa la considera una nobile forma di carità. Invito perciò giovani e meno giovani a prepararsi adeguatamente e impegnarsi personalmente in questo campo, assumendo fin dall’inizio la prospettiva del bene comune e respingendo ogni anche minima forma di corruzione”.

Non è tempo, come diversi settori settori del mondo cattolico sembrano auspicare, di ritrarsi da un impegno diretto e proattivo anche in politica per i giovani laici cristiani ma abbiamo il dovere, a detta di Francesco, di riportare una rinnovata e fervente testimonianza cristiana ispirata ai valori universali dell’umanesimo e del personalismo dentro alla complessa dimensione della politica.

“In questo senso il buon politico sempre finisce per essere un martire al servizio perché lascia le proprie idee ma non le abbandona, le mette in discussione con tutti per andare verso il bene comune e questo è molto bello”: il Papa propone l’impegno politico come un martirio e, in tempi dominati dalla non cultura del terrorismo islamico per cui si arriva a dire “noi amiamo di più la morte di quanto voi amiate la vita”, credo che rappresenti una visione di prospettiva davvero audace ed affascinante. Incalza i nostri tempi e non li subisce.

“Da questa piazza vi invito a considerare la nobiltà dell’agire politico in nome e a favore del popolo, che si riconosce in una storia e in valori condivisi e chiede tranquillità di vita e sviluppo ordinato. Vi invito ad esigere dai protagonisti della vita pubblica coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, longanimità, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione”. Questo dettaglio di Francesco nel descrivere minuziosamente le qualità da esigere da un politico conferma che non abbiamo più bisogno di teorici astrattisti della politica (in versione Conferenza Nazionale sulla Famiglia) ma necessitiamo più che mai di classe dirigente capisce di misurare i valori della nostra tradizione con il consenso.

Straordinariamente attuale e pertinente poi il passaggio sulla necessità di un rinnovato primato della politica rispetto alla finanza globale: “la politica è sembrata in questi anni a volte ritrarsi di fronte all’aggressività e alla pervasività di altre forme di potere, come quella finanziaria e quella mediatica. Occorre rilanciare i diritti della buona politica, la sua indipendenza, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti–doveri – bilanciare tutti e due – e a renderli effettivi per tutti. Il popolo, che si riconosce in un ethos e in una cultura propria, si attende dalla buona politica la difesa e lo sviluppo armonico di questo patrimonio e delle sue migliori potenzialità. Preghiamo il Signore perché susciti buoni politici, che abbiano davvero a cuore la società, il popolo e il bene dei poveri. A Lui, Dio di giustizia e di pace, affido la vita sociale e civile della vostra città. Grazie”. Un passaggio che dobbiamo rilanciare con coraggio alla classe dirigente attualmente in prima linea nelle istituzioni europee: il bene comune si persegue guardando la realtà delle nostre comunità attraverso gli occhiali della politica (possibilmente una “buona politica”) e non quelli, ormai decisamente appannati, della finanza mondiale.

A chi dice che il Papa non ha cuore la crescita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica e che riterrebbe più conveniente, per la contemporaneità in cui viviamo, una forte azione di pre-politica credo che arrivi dalla tappa cesenate di Francesco una sonora ed eloquente smentita: in piena continuità con i pontificati precedenti Francesco riconferma la necessità della dimensione politica non come sfera dell’impossibile ma come prospettiva possibile di un bene più grande del mio bene personale. Un bene comune che trova, nella forma espressiva della carità, la sua più alta e nobile espressione.

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