Don Maurizio Pallù libero: una gioia che non cancella il dolore

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

Don Maurizio Pallù è tornato libero. L’annuncio è arrivato nella giornata di ieri da Radio Capital attraverso la voce del MInistro degli Esteri Angelino Alfano. Il sacerdote è stato rilasciato nella notte del 17 ottobre dopo essere stato sequestrato da un gruppo armato nelle aree meridionali della Nigeria. Purtroppo Don Maurizio non è stato l’unico sacerdote rapito nello stato africano. Per lui era ormai il terzo anno di missione in quelle terre e, il giorno del rapimento, si trovava con altri quattro parroci non lontano da Benin City.

La storia del sacerdote toscano missionario della Redemptoris Ominis di Roma comincia in Olanda nella diocesi di Haarlem, per poi arrivare in Africa dove cominciò la sua avventura missionaria nell’Arcidiocesi di Abuja in Nigeria.

Il rapimento, come ha avuto modo di ribadire anche Mons. Gabriel Dunia, è stato messo in atto per avanzare una richiesta di riscatto alla Chiesa che, ovviamente, ha rispedito prontamente al mittente. L’intento di questi gruppi armati non è quindi prettamente terroristico ma volto a realizzare crimini comuni in grado fornire laute risorse economiche utili ad acquistare armi per nuovi combattenti.

Don Maurizio, non appena liberato, ha dichiarato di star bene e che è “la seconda volta in un anno” che viene rapito. Ha poi continuato, parlando dai microfoni di Radio Vaticana, dicendo: “siamo stati prelevati sulla strada, sono venuti fuori e poi ci hanno portato nella foresta. Eravamo tre, era una banda di rapitori, abbiamo camminato abbastanza veloci verso un luogo solitario e poi siamo stati lì, loro avevano poco da mangiare, ci davano quello che avevano, siamo andati avanti, abbiamo bevuto l’acqua del torrente, un’acqua marroncina. Comunque siamo in vita. In tre siamo stati presi come ostaggi, un fratello nigeriano, una studentessa nigeriana e io”.

Il sacerdote toscano è già ritornato ad Abuja dove proseguirà con la sua azione missionaria. Nella giornata di domenica, dopo gli accorati appelli del Vaticano affinché i rapitori lo liberassero, Don Maurizio aveva rassicurato i suoi famigliari chiamando sua madre di novantadue anni.

L’Africa, afflitta da regimi dittatoriali violenti e da un’azione violenta di depauperamento di tutte le risorse naturali più preziose da parte dei paesi occidentali o orientali più sviluppati economicamente presenti in quella porzione del globo, è terra difficile per chi va in missione, soprattutto se cristiano. Ma queste azioni di testimonianza di una fede che si fa opera sono preziose e per questo, oltre a pregare per i tanti sacerdoti coraggiosi che come Don Maurizio vivono ore difficili, chiediamo che il nostro governo attraverso le ambasciate presenti nel continente africano sia sempre più prossimo a questi fratelli in lotta per un futuro migliore per chi oggi soffre e sta peggio di noi.

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