A cosa doveva servire il veto su Vincenzo Visco

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

I deputati del Partito Democratico, con la mozione di richiesta diretta all’esecutivo di non rinnovare l’incarico al governatore uscente di Banca d’Italia Vincenzo Visco, hanno aperto una crisi istituzionale davvero complessa ed articolata che potrebbe precludere la fine anticipata della legislatura.

Tutto parte con l’approvazione martedì sera della mozione in questione alla Camera dei Deputati: nel testo presentato dai democratici si chiede al governo di nominare come nuova figura al timone della Banca d’Italia “la figura più idonea a garantire nuova fiducia”. Parole politicamente corrette che sottintendono una cosa sola: metteteci chi volete basta che non sia Visco.

Una decisione, quella esposta dal Partito Democratico, figlia di un’espressa volontà politica del segretario Renzi di tagliare la faccia a Visco e a Gentiloni: al governatore uscente della Banca d’Italia per addossargli tutte le responsabilità del fallimento delle banche italiane come Mps, Banca Etruria e banche venete e a Gentiloni per sfigurarlo mediaticamente in modo che non sia più spendibile come eventuale figura di compromesso alla guida del prossimo governo per una ritrovata “grande coalizione” in Parlamento.

Ricostruiamo brevemente la storia che ci ha visto arrivare a questa fase delicata e tormentata. Vincenzo Visco venne nominato governatore della Banca d’Italia dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed è stata una delle figure chiave nella gestione dei crack finanziari che hanno colpito il nostro paese negli ultimi anni. Purtroppo le inchieste hanno rilevato che gli amministratori delle banche fallite avevano truffato conti, diffuso informazioni false, realizzato operazioni finanziarie e pericolose spesso e volentieri suggerite e sponsorizzate dalla stessa Banca d’Italia. La Banca d’Italia a guida Visco si è dimostrata quindi inesorabilmente collusa con un sistema finanziario marcio e truffaldino. Detto questo come mai il principale partito politico italiano al governo del paese esprime una posizione tesa a riconfermare Visco attraverso le parole del premier e si smentisce l’istante dopo con una mozione parlamentare inusuale imbeccata dal suo stesso segretario che boccia questa linea? Lotta di potere tesa a porre Renzi e il giglio magico fuori da possibili attacchi elettorali del fuoco amico in campagna elettorale sul tema del conflitto d’interessi della famiglia Boschi sull’affaire Banca Etruria.

Mattarella, che dovrà fra quindici giorni emanare un decreto per nominare il nuovo governatore su indicazione del governo, è intervenuto nel dibattito criticando in maniera franca e diretta la mossa a sorpresa di Renzi, mostrando il fianco al segretario del Pd che potrà d’ora in poi rivendicare una dose consistente di vittimismo per proporsi ipocritamente come paladino dei piccoli risparmiatori contro i poteri forti. Lettura più falsa non poteva tentare di propinare al paese il politico toscano visto che ha governato l’Italia per oltre tre anni, proprio il periodo segnato dai fallimenti bancari oggetto della mozione parlamentare del suo partito.

Si aprono le lunghe manovre preparatorie della prossima legislatura e Renzi vuole seminare bene. Direzione Italia, il suo tour elettorale in treno per l’Italia, intanto raccoglie per lo più fischi e malcontento diffuso. L’Italia merita di meglio: di stregoni e mestieranti della politica ne ha già avuti abbastanza. Direi.

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