A Riolo Terme un’economia locale basata sull’accoglienza

di De Carli Mirko per La Croce Quotidiano

HERAMBIENTE, congiuntamente al CONAMI (Consorzio pubblico che gestisce il patrimonio impiantistico e di azioni HERA posseduti da un insieme di comuni prevalentemente riconducibili ai Circondari di Imola e Faenza), proprietario dei suoli, sta ampliando lo storico sito di smaltimento dei Tre Monti di Imola (BO), cittadina confinante con Riolo. L’ampliamento è previsto proprio nel comune Romagnolo, raddoppiando la capacità di smaltimento dell’impianto che, nell’anno 2016, sembrava essere giunto a fine vita, come da autorizzazioni previgenti.
In questo modo, Riolo Terme si candida a un esperimento veramente ardito: quello di conciliare un’economia locale basata sull’accoglienza (sull’offerta turistica e termale in genere) e su una agricoltura di qualità, con un impianto di smaltimento di rifiuti tra i più grandi e i più longevi d’Italia. Soltanto la prosopopea del regime politico che governa il territorio ininterrottamente da circa 70 anni può tentare di giustificare questo evidente paradosso con argomentazioni imbarazzanti, più dogmatica che logiche.
Gli studi recenti (ARPA Lazio e Dipartimento Sanità Regione Lazio) hanno dimostrato che nelle aree comprese in un raggio di 5 km dalle discariche per Rifiuti Solidi Urbani e Speciali non pericolosi, si muore di tumore al polmone e di patologie polmonari molto più che altrove.
Il quartiere PEEP di Riolo Terme, attaccato al Centro Storico, è a soli 2 km dall’impianto esistente. La frazione Cuffiano, la più grossa e più distante, a 5. In mezzo la maggioranza delle residenze del piccolo comune romagnolo e l’impianto termale dove, ogni anno, migliaia di utenti cercano la salute dei propri apparati respiratori compromessi da una situazione generale di inquinamento della pianura padana.
L’attuale discarica è già oggetto di indagini da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, per i traffici di gestione illecita dei rifiuti provenienti dal Sud Italia, in violazione dei principi di legge e con evasione potenziale dell’ecotassa sui rifiuti solidi urbani indifferenziati.
L’impianto ha già avuto pesanti segnalazioni di contaminazione da rifiuti tossici, in prevalenza con la generazione di percolato di natura tossica, a seguito del quale è stato effettuato anche un procedimento di bonifica di sito contaminato. Il problema ambientale è stato “risolto” eliminando le vasche dove si raccoglieva il percolato, cioè il sintomo della contaminazione. Ciò che ha originato il percolato, invece, è rimasto là, consapevolmente ben interrato nel corpo della discarica.
Imprese del settore rifiuti, dalla contestata “reputazione”, come AIMERI Ambiente (Gruppo Biancamano) di Milano, LOMBARDI Ecologia di Triggiano (BA), RAMM SRL di Sandro Rossato di Pianiga (VE), hanno lavorato per anni, nell’impianto e nel territorio circostante, protette dagli appalti garantiti dalla onnipresente e onnipotente HERA spa.
L’impresa veneta ha chiuso di recente i battenti a seguito delle sue vicende giudiziarie legate alle penetrazioni della N’drangheta nella gestione dei rifiuti, che hanno portato agli arresti del titolare dell’impresa in una indagine partita dalla Calabria. La ditta pugliese è coinvolta in un processo per disastro ambientale, relativo alla malagestione della discarica di Conversano (BA). La ditta lombarda, invece, coinvolta in più di un procedimento penale in vari territori d’Italia, come è possibile verificare in rete.
Come possa una discarica per rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali non pericolosi presentare problematiche relative alla contaminazione del percolato, può trovare una risposta in questi subappalti a imprese dall’operato contestato in più sedi, anche giudiziarie? Potrebbe essere.
Come può un territorio, dotato di un noto impianto termale, vocato a guarire gli apparati respiratori dei cittadini malati, ospitare ancora un impianto di smaltimento di rifiuti che vuole raddoppiare la propria capacità? Come può un territorio che vuole donare accoglienza a turisti e benessere ai residenti, ospitare una struttura in grado di incrementa la morte del 40% per tumori al polmone e per disagi polmonari in genere entro un raggio di 5 km? Come ci si può candidare a produrre derrate alimentari di qualità con una struttura in grado di generare e diffondere sul territorio immense quantità di Acido solfidrico (o Idrogeno solforato, H2S)?
Meno male che l’Europa ci ha chiesto di chiudere le discariche, e non di raddoppiarle. Il mantra “Ce l’ha chiesto l’Europa.” non vale in questo caso?

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