Se Cacciari “riscopre” il pensiero forte del Natale

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

Viene in mente, per prima cosa, la sferzante rampogna di Friedrich Nietzsche nei confronti dei cristiani. «Crederò nel Salvatore quando vi vedrò con la faccia dei salvati». A un secolo di distanza, infatti, noi cristiani ci troveremmo ancora costretti, se solo lo capissimo, a riflettere sull’ironia dei filosofi. Cioè, sulle provocazioni di coloro che a volte – sia che avvenga per troppo pensare, sia che dipenda dal loro non volersi arrendere al mistero – sanno veramente mettere il dito nella piaga. Stavolta è stato Massimo Cacciari – che dice che in quanto filosofo “non può credere”, ma la presenza del mistero la sa cogliere eccome – a metterci come cristiani di fronte alle nostre contraddizioni. In una intervista al Giornale, ha imprecato contro la degenerazione dello spirito natalizio, con una lucidità che ricorda quella che a suo tempo fu di un altro non credente come Pier Paolo Pasolini. E la sua invettiva si è scagliata contro gli episodi mortificanti che oggi sono ormai routine, ma ai tempi di Pasolini sarebbero stati ancora inconcepibili: la scuola che abolisce il presepe nel segno del politicamente corretto, il parroco che ha paura di celebrare la messa di mezzanotte, la comunità che rinuncia ai canti tradizionali per non urtare l’altrui sensibilità. Tutte situazioni che vedono anche i cristiani perplessi di fronte a tanta ignavia in atteggiamento inerte, se non proprio ammiccante. Il filosofo veneziano, un secolo dopo Nietzsche, ha lanciato così la sua sentenza: «Sono i cristiani i primi ad aver abolito il Natale». La faccia dei cristiani, insomma, sta continuando a essere quella di chi sembra inconsapevole della salvezza e dei simboli che la raccontano. Cacciari ha ribadito di essere orgogliosamente non credente ma in questo modo ha colto il principale dramma della società occidentale. «L’indifferenza regna sovrana e nega i simboli che hanno dato un contributo straordinario alla nostra storia, alla nostra civiltà, alla nostra sensibilità»
L’accusa, o per meglio dire la sua constatazione, consiste nell’incapacità di riflettere che sembra avere colpito i cristiani prima ancora dei cittadini ormai interamente secolarizzati che si aggirano per le nostre città pensando agli imminenti giorni di ferie, alle luci del centro e ai regali da fare. «La nostra società è anestetizzata, il Natale è diventato una favoletta, una specie di raccontino edificante che spegne le inquietudini», ha detto Cacciari. E a suo parere i primi responsabili sono coloro che più degli altri dovrebbero possedere, e dunque tenere viva, la consapevolezza di ciò che tutti quanti siamo in quanto ocidentali. Invece, «l’insegnante di religione non trasmette più la forza di questa storia, ma se la cava con una spruzzata di educazione civica e il prete, spesso e volentieri, declama prediche, comode comode e rassicuranti, che sono un invito all’ateismo». Abbiamo così dovuto farcelo dire da un ateo consapevole che «si è perso l’abc», perché, secondo Cacciari, «La prima distinzione non è fra laico e cattolico, ma fra pensante e non pensante, che se uno pensa, come pensava il cardinal Martini, allora si interroga e se si interroga prima o poi viene affascinato dal cristianesimo, dal Dio che si fa uomo scandalizzando gli ebrei e l’Islam». Cacciari ha insomma saputo comprendere il dramma dei cristiani tiepidi e ignari, e di conseguenza ha stroncato come insensati gli inviti al dialogo con le altre religioni che sembrano essere la maggiore preoccupazione di tanti credenti di oggi. Perché «il dialogo parte dalla consapevolezza, ma se consapevolezza non c’è, allora prepariamoci al peggio». La sentenza finale di Cacciari è lapidaria: i cristiani sono diventati servi sciocchi del nostro tempo. E l’unica speranza che ci ha lasciato è quella che «da qualche parte c’è sempre un resto d’Israele». Opzione Benedetto, dunque? Non sta a Cacciari dirlo, ma il richiamo del filosofo è sempre quello che, di fronte al mistero del Natale, deve necessariamente essere il punto di ripartenza: lo stupore che guida verso la consapevolezza di essere sovrastati da un mistero più grande, che però ci è venuto a cercare. «Manca il brivido davanti a una vicenda cosi grande, incommensurabile, come quella del Natale», ha concluso Cacciari. E allora a noi non resta che recuperare il senso dell’antico monito del filosofo. È oggi più che mai, per i cristiani, necessario tornare ad aver la faccia – cioè l’immagine pubblica – di quelli che si sono lasciati salvare.

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