Gentiloni, addio con disonore

di Mirko De Carli per La Croce Quotidiano

Gentiloni, in apertura della conferenza stampa tradizionale di fine anno, ritiene importante ricordare di aver conseguito una “conclusione ordinata della legislatura”. Questa ossessione della “stabilità governativa” che riecheggia nelle parole del Presidente del Consiglio non trova alcun riscontro in termini di economia reale e di miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie italiane. Un governo che vive di equilibri parlamentari acrobatici e sconnessi dal “sentiment” elettorale degli italiani non può essere elemento di vanto per una delle principali democrazie occidentali. Governare significa decidere e decidere significa incidere nella vita reale delle donne e degli uomini d’Italia. E, caro Gentiloni, questo anno di “gestione della cosa pubblica” da lei presieduta non ha visto alcuna decisione emergere dall’esecutivo, ma solo mere esecuzioni di strategie già programmate dal precedente governo, palliativi pietosamente ridicoli ed inefficaci come il reddito di inclusione e ostentata vanagloria nel vedere il Parlamento perdere tempo e creare maggioranze diverse da quella a sostegno dell’esecutivo per far approvare leggi su questioni eticamente sensibili e “costituenti” per la nostra stessa Repubblica.

Il capo del governo si è poi soffermato a menzionare i “successi europeisti” concretizzatesi nell’anno che sta volgendo al termine. Successi che gli italiani non hanno ahimè riscontrato perché oggi assistiamo a una persistente incapacità dell’Unione Europea nel governare i grandi processi globali che attanagliano il nostro continente. Un esempio su tutti: la Commissione Europea dedica enormi energie per contrastare le decisioni governative della Polonia dove si sta sedimentando un sentimento antieuropeista strettamente connesso al degrado morale e culturale di una comunità europea che è dominata unicamente da logiche finanziare e non più identitarie, mentre non riavvia alcuna stagione costituente per rendere maggiormente democratiche e rappresentative di una reale “sovranità europea” dei cittadini degli Stati membri dell’Ue le istituzioni di Bruxelles e Strasburgo. Invece di parlare di una nuova Costituzione dell’Unione Europea riproponiamo la solita retorica del “ce lo chiede l’Europa”.

“Non siamo più il fanalino di coda dell’Europa” dichiara poi Gentiloni. Falso. È sufficiente prendere il dato pubblicato dal quotidiano La Stampa nel mese di dicembre per smentire questo ennesimo annuncio: in Italia ci sono più poveri che negli altri Stati europei. Parliamo, per l’esattezza, di 10.500.000 persone che vivono in stato di “estrema privazione”. Questi cittadini quale giovamento trovano nel Pil che cresce di uno zero virgola e del rispetto dei parametri di Maastricht? Assolutamente nulla. Se non cresce il livello di benessere delle famiglie italiane non si può parlare in alcun modo di ripresa economica. Le due questioni vanno inevitabilmente di pari passo.

Parlare poi di “innovazione tecnologica permanente, grazie anche al piano industria 4.0” senza puntare concretamente alla filiera 100% del Made in Italy cosa può significare? Parole, parole, parole e niente più. Se non mettiamo in condizione la nostra economia di tradurre i grandi risultati derivanti dall’Export in vantaggio economico per il mercato interno noi creiamo utili che danno frutto all’estero e non in Italia. Puntare sulla filiera 100% del Made In Italy significa rilanciare la produttività imprenditoriale in patria, innalzare inevitabilmente gli standard contrattuali del mercato del lavoro, mantenere più “cervelli” in Italia e dare occupazione per i nuovi nati italiani (470.000 quest’anno) e non per i migranti schiavi della logica della competizione economica unicamente connessa alla regola economica perversa del “costo più basso”.

Sul piano sociale si fa vanto dell’introduzione dell’obbligo vaccinale. Promuovere una strategia sanitaria tesa solo ad arricchire le multinazionali penalizzando la libertà della famiglia nella scelta delle terapie sanitarie per i propri figli significa rompere quel vincolo naturale tra genitori e pargoli che viene prima dello Stato. Non si punta su formazione, informazione e prevenzione premiando il ruolo di prima agenzia educativa della famiglia ma si approvano leggi che gradualmente minano il valore legale della patria potestà.

Gentiloni loda poi gli impegni assunti nel gestire i flussi migratori in “modo umano e sicuro per i nostri cittadini”. Peccato che la realtà parli d’altro. Senza un’organica rimodulazione delle procedure di accoglienza dei migranti sottraendo alle Ong internazionali e nazionali il ruolo di pattugliamento del Mediterraneo e di gestione dei centri di accoglienza e conferendo le immense risorse destinate alla gestione dei flussi migratori alle operazioni di rimpatrio delle persone che arrivano in Italia senza alcuna possibilità di accesso alle procedure previste dal diritto d’asilo non si può invertire realmente la rotta attuale dominata da ondate migratorie incontrollate guidate da meccanismi di mafia locale e internazionale che ne trae lauti giovamenti economici.

Si conclude la conferenza stampa celebrando il cammino sui diritti civili “dalle unioni civili… al biotestamento”. Gentiloni si dice contento di essere stato “ministro degli esteri di un governo che ha approvato le unioni civili e presidente del consiglio di un parlamento che ha approvato il testamento biologico”. Questo passaggio conferma quanto il nostro premier sia distante dai reali bisogni degli italiani che reclamano a gran voce “pane e lavoro” mentre dedica, con orgoglio e vanto, infinite energie per promuovere una “cultura di morte” che pone un’enorme ipoteca sul futuro del nostro paese. Se la bilancia nuovi morti e nuovi nati e sempre negativa e si formano sempre meno nuove giovani famiglie non possiamo guardare con fiducia ai prossimi decenni per il nostro paese.

Gentiloni rappresenta oggi il prototipo di Presidente del Consiglio che Berlusconi e Renzi vogliono riproporre nella prossima legislatura con la logica parlamentare della “grande coalizione”. Vi piace? A me, a noi no. Solo votando il Popolo della Famiglia e portando un manipolo di donne e uomini in Parlamento pronti a essere determinanti per la formazione del nuovo esecutivo potete essere certi che il Gentiloni bis non ci sarà più nell’agenda politica del paese. Perché da soli non potranno governare e dovranno dialogare con forze piccole ma determinanti numericamente per la costituzione di una reale maggioranza parlamentare. Se ci darete la vostra fiducia e un milione di donne e uomini faranno la croce sul simbolo del Pdf potrete dire ai vostri figli che avete cambiato il corso della storia e avrete riconquistato un pizzico di democrazia perduta in questi anni. Perché noi renderemo unicamente conto a chi ci ha votato e non al potente di turno. Perché l’Italia ha bisogno di gente per bene al governo del paese e non di cialtroni a busta paga dei gruppi che li hanno “portati” in Parlamento.

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